Wednesday, April 25, 2012

La marcia ideale sul mondo della Civiltà Fascista (1933)


di Niccolò Giani


Il secolo XX è il secolo del Fascismo. Il Fascismo
in quanto idea, dottrina, realizzazione, è universale:
italiano nei suoi particolari istituti, esso è universale nello spirito

MUSSOLINI



INDICE

1. Esigenze storiche e ideali delle mistiche
- Che cosa è una mistica
- Le mistiche della storia

2. Le mistiche contemporanee
- Le quattro mistiche contemporanee
- La mistica liberale
- La mistica democratica
- La mistica socialista
- La mistica comunista

3. La crisi della società moderna
- L’inerzia delle masse e la sensibilità delle élites
- La discordanza fra la vita e le concezioni politiche e sociali
- I due apparenti rimedi: anarchia e reazione
- Il solo vero rimedio

4. La mistica del Fascismo
- Noi e gli altri
- Il principio nuovo

5. I valori morali
- Il dovere
- Credere
- Volere
- Obbedire
- Combattere
- Giovinezza
- Stile

6. Valori artistici
- L’arte come mezzo

7. I valori sociali
- Lavorare
- Collaborare

8. I valori politici
- I valori negativi
- Antiliberalismo
- Antidemocrazia
- Antisocialismo e anticomunismo
- Antiparlamentarismo
- Antipacifismo
- Antintemazionalismo

I valori politici positivi: realismo
- Stato nazionale popolare
- Gerarchia
- Libertà come dovere
- Giustizia
- Imperialismo

9. La marcia ideale sul mondo della Civiltà fascista
- Il pensiero rivoluzionario è nel Duce
- La condizione e la garanzia dell'universalità del Fascismo
- Il nostro compito.
- La marcia sul mondo


Comunicazione presentata alla XXI Riunione della Società 
Italiana per il Progresso delle Scienze, tenutasi in Roma nel 
Decennale della Rivoluzione Fascista

MILANO
Scuola di Mistica Fascista Sandro Mussolini
Sotto l'Egidia del Gruppo Universitario Fascista e dell'Istituto Fascista di Cultura
Anno XI dell'Era Fascista



Esigenze storiche e ideali delle mistiche

CHE COSA È UNA MISTICA

Anzitutto, che cosa è una mistica?

Il Rougier così la definisce: mistica è un complesso di proposizioni a cui si aderisce per tradizione o per sentimento, anche se queste proposizioni non si possono giustificare razionalmente e ciò assai spesso per oblio delle ragioni primitive che hanno indotto ad enunciarle.

Noi accettiamo e facciamo nostra questa definizione.

LE MISTICHE DELLA STORIA

Se, al lume della definizione del Rougier, guardiamo nel passato, dai primordi ad oggi, vediamo che tutti i grandi movimenti, tutte le rivoluzioni, tutti i grandi sovvertimenti storici - siano essi sociali o filosofici, politici o economici, materiali o ideali - hanno avuto una loro mistica, cioè un complesso di principi ciecamente accettati e condivisi dalle masse o da alcune minoranze compatte, che hanno costituito il nucleo delle idee - forza di tutti questi movimenti, di cui ne hanno garantito il successo e l’espansione.

Così una mistica, senza voler risalire al diluvio, l’hanno avuta due civiltà: l’Ellenica e la Romana. Del pari una mistica razziale ha determinato la vita di due popoli: l’Ebreo e il Tedesco, due popoli che nella storia si sono sempre autodefiniti eletti. Non parliamo poi della mistica del Cristianesimo e del Protestantesimo. La Rivoluzione francese ha egualmente avuto la sua mistica. Così la sua mistica l’ha avuta il Risorgimento nel binomio unità e indipendenza. Una mistica imperialista è stata la bandiera di Alessandro, Maometto, Napoleone, Guglielmo II. Nazionaliste invece le mistiche di Giovanna d’Arco, Mazzini, Gandhi.

Tutta la storia è un caleidoscopio di mistiche: civilizzatrici, razziali, religiose, Politiche, imperialiste, nazionaliste, nelle quali volta a volta i popoli hanno creduto, per le quali masse e minoranze hanno combattuto e vinto, nel nome delle quali individui si sono macerati ed esaltati. 


Le mistiche contemporanee

LE QUATTRO MISTICHE CONTEMPORANEE

I limiti di questo quaderno non ci permettono di soffermarci particolarmente, neanche sulle più importanti mistiche che la storia ha conosciuto.

Ci limiteremo pertanto a considerare le mistiche contemporanee: La liberale, quella democratica, la socialista ed infine la mistica comunista.

LA MISTICA LIBERALE

L’art. 1° della Dichiarazione dei diritti dell'uomo dell’89 dice: tutti gli uomini crescono e nascono liberi ed eguali in diritto. Libertà naturale quindi ed eguaglianza giuridica: ecco i capisaldi. Di qui logicamente consegue la concezione dello Stato-vaso, carabiniere ed agnostico - lo scopo di ogni associazione politica essendo la difesa dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo -, la massima del laisser faire et laisser passer sino al paradosso di Jules Simon che proclama che « lo Stato deve lavorare a rendersi inutile ed a preparare le sue dimissioni » e di Humboldt secondo il quale lo Stato « ozioso » è il migliore. Pertanto la mistica liberale porta all'assurdo della Stato perfetto quale non-Stato.

In religione la mistica liberale porta all'egocentrismo: l’uomo nasce libero, eguale e perfetto, basta a se stesso, quindi il centro da Dio si sposta all'individuo. Socialmente porta all'egoismo: l’individuo non ha che diritti, tutto è fatto per lui, la società come lo Stato. In politica interna al particolarismo: ogni uomo ha idealmente diritto di crearsi un partito per far valere le proprie ragioni. In politica estera allo sciovinismo ed al nazionalismo dei pigmei come degli ottentotti, di chi cioè crede di aver diritto all'unità ed all'indipendenza solo perché ha eguale il color della pelle e dei capelli o perché deriva da uno stesso capostipite. In economia si arriva fatalmente alla crisi di sovraproduzione: si produce per guadagnare non per il consumo. In arte, come in letteratura ed in filosofia, al soggettivismo.

In tale modo la mistica liberale, scadendo di gradino in gradino, dalla libertà all'egocentrismo, all'egoismo, all'individualismo, allo scardinamento di ogni valore, porta dritta all’anarchia. Quello del resto che è avvenuto per alcuni popoli ed è stato o sta per avvenire per altri.

LA MISTICA DEMOCRATICA

Dalla mistica liberale a quella democratica v'è un processo come da meno a più.

Pericle nel V secolo aveva detto: La costituzione democratica tende all'utilità della maggioranza e tutti i cittadini devono essere chiamati ad esprimere liberamente il loro pensiero negli affari dello Stato. E’ così che la repubblica diventa la costituzione ideale che realizza il mito della sovranità popolare: se infatti lo stato deve proporsi come scopo il benessere dei più, il popolo è il destinatario di questo benessere, sta a lui quindi decidere sul come e con quali mezzi debba raggiungere tale fine.

Pericle ancora aveva detto: « La considerazione non si accorda che a coloro che brillano per la loro virtù e chiunque è capace di rendersi utile allo Stato non è respinto, malgrado la modestia della nascita e del censo ».

In queste due affermazioni di Pericle sta il fondamento della nozione democratica del governo come servizio pubblico - che tende cioè all'utilità dei più sotto il controllo della pubblica opinione - e il postulato del libero reclutamento delle élites in tutte le classi sociali, che la Dichiarazione dei diritti dell'uomo dell’89 successivamente confermava asserendo che «la leggr dev'esserle eguale per tutti, nel proteggere come nel punire. Tutti i cittadini uguali ai suoi occhi, devono essere egualmente ammissibili a tutti gli onori, alle cariche ed agli uffici pubblici, secondo la loro capacità e secondo l’unica valutazione della virtù e dell’ingegno».

Rousseau poi, coi due postulati della «volontà generale che non erra mai» e con quello della «maggioranza parlamentare che esprime infallibilmente la volontà generale della nazione» faceva sfociare la democrazia nel parlamentarismo.

La concezione dello stato come servizio pubblico ha portato alla degenerazione della vita meccanica e materialista e all'utopia del progresso economico. E’ eguaglianza portò alla fratellanza universale.

Così in religione la mistica democratica condusse all'ateismo. Socialmente deificò la massa e il numero. Nella politica interna ha donato il parlamentarismo con il corollario del referendum. In politica estera ha proclamato la pace universale. In arte ha portato sugli altari gli istinti più bassi delle folle.

Rendendo, coll'ateismo, priva di valore ideale la vita ed esaltando le aspirazioni materialistiche delle folle, la mistica democratica ha distrutto ogni fede - fuoco sacro della vita - concentrando tutto l’interessamento delle masse sull'altalena politica del parlamentarismo e portando al livellamento internazionalista e pacifista, schiudendo così all'umanità la via della perfetta incolore eterna eguaglianza.

LA MISTICA SOCIALISTA

Il messianesimo politico di un ebreo ha concepito un’umanità di sfruttatori e di sfruttati: lotta di classe, padroni contro operai, palingenesi sociale; ecco il trinomio del socialista ed ebreo Marx.

Marx è il vero profeta d’Israele moderno. Una volta i figli d’Israele vaticinavano della venuta del Messia a instaurare il regno della giustizia ed il trionfo di Jehova. Karl Marx ha invece trovato il fondamento di questa palingenesi nel materialismo storico. Come ieri, col Messia, la felicità eterna, così oggi col socialismo, l’umanità ha atteso la felicità economica: tutti ricchi, tutti pasciuti e grassi, tutti bestie. Come ieri, invano. I popoli disperati e delusi si sono rivoltati. La mistica socialista non ha che seminato l’odio e raccolto macerie.

LA MISTICA COMUNISTA

«Tutti gli uomini sono eguali per natura e di fronte alla legge», dice l’art. III della Dichiarazione dei diritti dell’uomo del ’93. Badcuf logicamente continua nell’art. 1° della sua analisi della dottrina: «La natura ha dato a tutti gli uomini un eguale diritto a godere di tutti i beni. Quindi - scrive nell’art. 2° - il fine della società è di tendere a tale eguaglianza ed aumentare il concorso di tutti i godimenti comuni. Perciò - art. 4° - lavoro e divertimenti devono essere comuni». Ecco il comunismo.

Dopo l’eguaglianza civile, quella politica e adesso siamo all'eguaglianza sociale ed economica: perfetta ed assoluta eguaglianza quindi.

L’individuo non esiste più. C’è un numero. L’umanità diventa un casellario. Siamo sulla via dell’alimentazione in pillole e della procreazione meccanica. La mistica comunista, partita dall'eguaglianza arriva all'uomo standard che lavora, mangia, bene, dorme, non pensa. Si ritorna ai primordi della vita sociale. 


La crisi della Società Moderna

L’INERZIA DELLE MASSE E LA SENSIBILITÀ’ DELLE ELITES

Liberalismo, democrazia, socialismo e comunismo sono le quattro mistiche oggi dominanti nella società moderna. Il bilancio - lo abbiamo visto - è per tutte negativo. Il liberalismo porta all'anarchia, la democrazia all'instabilità politica e sociale, alla lotta civile il socialismo, alla vita primitiva il comunismo. Queste quattro mistiche sono pertanto antistoriche.

Le masse tuttavia credono ancora in esse per inerzia. Sono nate credendovi, morranno credendovi. Ma le élites sentono che v’è discordanza fra queste mistiche ed il clima storico nel quale viviamo. E’ venuto meno il sincronismo. La vita ha camminato; le concezioni politiche e sociali invece sono rimaste sulle vecchie posizioni. E il divario si fa sempre più forte. 

LA DISCORDANZA FRA LA VITA E LE CONCEZIONI POLITICHE E SOCIALI

Qual è questa discordanza?

Liberalismo, democrazia, socialismo e comunismo si possono ricondurre a due fonti ideali, che un certo momento confluiscono e di cui queste concezioni politiche rappresentano delle fasi. Queste due fonti sono Aristotele, Scolastica e Cartesianesimo da una parte, Empirismo inglese e Sensualismo francese che sfociano nell'Enciclopedia dall'altra.

Aristotele, nella sua Ontologia, aveva detto che il carattere essenziale dell’uomo quello che lo differenzia e distingue da tutti gli altri esseri viventi, è la ragione. Come essenza specifica dell’uomo la ragione è una, eguale ed indivisibile, in tutti gli uomini. Ecco posta la base della eguaglianza naturale. Su questa via camminerà più tardi la Scolastica. Su questa via continuò Descartes e la sua scuola, nel Discours de la méthode Cartesio dice infatti: «Il buon senso o la ragione sono naturalmente eguali in tutti gli uomini; poiché la ragione o il buon senso, visto che è la sola cosa che ci rende uomo e ci distingue dalle bestie, voglio credere che essa è tutta intera in ogni uomo e seguire in ciò l’opinione comune dei filosofi che dicono non esservi più o meno che fra gli accidenti e non tra le forme o nature degli individui di una stessa specie».

L’altra fonte ideale fa capo all’Empirismo Inglese di Locke, divulgato in Francia da Condillac e degli Enciclopedisti. Locke costruisce la sua teoria della conoscenza basandosi sui sensi: tutte le rappresentazioni dello spirito vengono dai sensi. Quindi l’uomo, nascendo, non ha Idee: è una tabula rasa. Come tali tutti gli uomini sono naturalmente eguali; solo l’educazione, Ie condizioni sociali e l’ambiente potranno poi modificarli, distinguerli, caratterizzarli.

Ecco il punto dove le due filosofie del ’700, la Cartesiana e l’Empirica, s’incontrano: l’uomo è naturalmente eguale.

Su questo fondamento le mistiche costruiranno i loro castelli e sconvolgeranno l’Europa ed il mondo: se l’uomo è naturalmente eguale è giusto, e quindi compito della società, realizzare questa eguaglianza che per il liberalismo è civile, per la democrazia è anche politica, per il socialismo e per il comunismo diventa sociale ed economia.

A questo punto le mistiche si sono fermate.

La vita ha invece continuato nella sua marcia inesorabile, dimostrando, con l’ereditarietà psicologica, che l’uomo non è affatto naturalmente eguale. E ormai non c’è uomo di studio - se si astrae dai teologi - che ammetta l’eguaglianza naturale degli uomini.

Caduta la base avrebbe dovuto cadere anche tutta la costruzione. Invece no. Le mistiche basate sull'eguaglianza naturale hanno continuato a dettar legge e solo oggi - quando con il comunismo s’è realizzata nelle sue estreme illazioni questa eguaglianza - l’umanità si sta accorgendo che l’artefatta vita sociale della cosiddetta civiltà moderna si è allontanata dalle esigenze storiche a tal segno da contraddirle. Ed è per questo che oggi l’organismo sociale non risponde più alle esigenze della realtà. Lo dicono le crisi di tutti i generi, religiose, spirituali, sociali, politiche, economiche, che squassano l’umanità contemporanea.

I DUE APPARENTI RIMEDI: ANARCHIA E REAZIONE

La discordia tra vita e concezioni politiche oggi e giunta all’acme ed è diventata crisi grave perché è crisi «del» sistema. Bisogna correre ai ripari. Necessitano rimedi. Ma non si tratta ormai di rimedi parziali, non si tratta di ritocchi superficiali. Bisogna arrivare al male che è nell'ossatura. E il male è grave. Non deve trarre in inganno il dinamismo che ci vediamo attorno. In tutto questo «c’est - come dice Sorel - de la faiblesse, non del la force; c’est de l’anémie, non de l’exubérance; c’est en somme le sensualisme de la vie dans son absence la plus complète d’intimité spirituelle. Dans cet abandon de l’esprit, l’individu s’illusionne de vivre dans une entente complète avec le Tout, de résumer en noi les exigences de l’univers et d’ètre vraiment un dominateur; tandis qu’en réalité ce dilettantisme de la vie n’est que la plus complète dissipation des forces spirituelles; c’est l’abdication que l’individu fait de lui mème au jeu des événements; c’est un ètre possedè non un possesseur».

La parte eletta dell’umanità sente la gravità di questa crisi e sente l’ineluttabilità di risolverla con rimedi draconiani. Ma come risolverla? Ecco il quid.

Due soluzioni, egualmente pericolose, incombono oggi sul mondo: anarchia e reazione.

L’uomo non crede più in nessun valore e in nessun principio, né in quelli politici, né in quelli sociali, ed economici: tutto è diventato relativo, contingente. Dice uno dei nostri scrittori politici: «L’unità della vita storica e sociale si vendica: ed è invano che ci si è immaginato di demolire certi suoi principii essenziali pur lasciando in piedi gli altri. L’orgia di distruzione che tanto male ha fatto durante l’ultimo secolo e mezzo, abbassando il livello su cui vive l’umanità civilizzata, le ha degradata nel suo insieme ed in tutte le sue manifestazioni». Su questo mare di macerie di un mondo che si va dissolvendo domina oggi il più egoistico e sfrenato individualismo materialista mentre s’avanza lo spettro pauroso dell’anarchia.

D’altra parte si crede di correre ai ripari tentando un ritorno al passato; ma la storia non si ripete. Non si possono ripudiare tre secoli di esperienze politiche e cinque secoli di scoperte scientifiche. Indietro non si torna. La reazione che si delinea in parecchi paesi d’Europa sarà un rimedio passeggero, dopo sarà come prima ed il salto nell'anarchia sarà più pauroso ancora.

IL SOLO VERO RIMEDIO

Un rimedio solo v’è oggi nel mondo, che dieci anni di storia hanno collaudato in pieno: il Fascismo.

E’ la luce nuova che, senza ripetere il passato, ha gettato un ponte fra questo e l’avvenire. La Rivoluzione Fascista infatti non è stata reazione come qualcuno ha creduto in origine e come tuttora si crede da molti all'estero; è stata invece l’ostetrica della nuova storia. Il 28 Ottobre 1922 è sorta una nuova civiltà capace di risolvere tutti i problemi della società contemporanea. Il Duce ha detto: «sentiamo di portare in noi una verità che, anche se non espressa nelle formule statiche di una dottrina, è una verità, una formula, un fermento di vita immortale». Come è vero.

Il mondo non ha ancora compreso, non ha compreso perché i morti non vogliono entrare nelle loro tombe e perché al liberalismo, alla democrazia, al socialismo ed al comunismo fanno capo interessi e clientele formidabili, ma non ha compreso anche perché non sa veramente quello che è il Fascismo.

Ecco perciò la duplice necessità, storica ed ideale, di elaborare i capisaldi della Rivoluzione Fascista: creare cioè la mistica del Fascismo. Necessità storica perché tutti i grandi movimenti, tutte le rivoluzioni - lo abbiamo visto - per imporsi durevolmente e diffondersi hanno dovuto avere una loro mistica. Necessità ideale perché all'umanità senza ideali, incredula ed agnostica, dobbiamo dare dei principii assoluti, dei capisaldi indistruttibili ed indiscutibili. Non dimentichiamo che l’epoca attuale va alla ricerca di una fede, che solo la mistica può dare perché il Fascismo non è stato «solo una idea ma soprattutto una passione religiosa con tutte le verità di fede le più elevate, con la verità dei suoi morti, dei suoi sacrifici e dei suoi eroismi».


La Mistica del Fascismo

NOI E GLI ALTRI

«Il nostro movimento ha caratteri religiosi e politici: esso ha trasformato le esaltazioni primitive del suo spirito nella coscienza di un certo numero di idee chiare che afferma e difende. La sua stessa disciplina è quella di una fede che spiana la strada e prepara il concilio che darà ai popoli europei l’ideologia e la organizzazione definitive, per il grande rinnovamento dell’Europa». Così scrive Gravelli.

Cioè il Fascismo ha in se tutti gli elementi per elaborare una sua mistica.

Il compito dell’ora sta in questa elaborazione, nell'isolarne gli elementi e costruirli organicamente in una concezione civile nuova da donare ai popoli in crisi.

Quale sia la posizione di questa mistica di fronte alle altre quattro che oggi dominano il mondo ce lo dice il Duce «noi rappresentiamo un principio nuovo nel mondo, noi rappresentiamo l’antitesi netta, categorica, definitiva di tutto il mondo della democrazia, della plutocrazia, della massoneria, per dire in una parola, degli immortali principii dell’89».

«Pertanto - dice ancora il Duce - non ci si deve stupire se tutto il mondo degli immortali principii, della fraternità senza fratellanza, dell’eguaglianza disuguale, della libertà con i capricci, sia coalizzato contro di noi».

Ma la coscienza di essere combattuti ci deve essere di sprono per durare e vincere. «Siamo veramente sul piano dove la battaglia divenuta difficile, seducente, importante perché battere i vecchi residui dei partiti politici italiani è stata una fatica ingrata, ma agitare un principio nuovo nel mondo e farlo trionfare, questa è fatica per cui un popolo od una rivoluzione passano alla storia». Così il Duce.

IL PRINCIPIO NUOVO

Ma qual’è, positivamente, questo principio nuovo?

Sino al Fascismo la storia è stata tutta una esaltazione, più o meno velata più o meno moderata, dell’individualismo. Lo ha esaltato l’Ellenismo come, anche se molto meno, La Romanità. Lo ha incensato il Cristianesimo e lo ha ancor di più esagerato il Protestantesimo. Lo ha divinizzato infine l’89. L’umanità nel lungo corso della sua storia ha sempre creduto che al di sopra dell’individuo, di umano, non ci potesse essere nulla.

Così L’individualismo ha dominato in tutte le epoche la vita sociale, alle volte mortificato o contenuto, altre volte esaltato. Ma il centro motore è stato sempre lui, sia che si esaltasse nella concezione di una vita ultra terrena, sia che si affermasse nel materialismo più sfrenato.

Il Fascismo, forte di una esperienza sociale e politica, più che bimillenaria, afferma invece una nuova verità: l’individuo non può essere il fine della società, ma deve esserne il mezzo. Al di sopra di lui c’è una verità più grande che lo compendia, quella della specie che dal passato, attraversa lui, si protende nel futuro. L’individuo muore ma la Patria vive eterna nei secoli. A questa verità l’individuo deve inchinarsi, a questa realtà deve subordinarsi, diventarne mezzo.

Pietro De Francisci al I Congresso Giuridico Italiano ha categoricamente affermato che nel Regime fascista «lo svolgimento della autonomia del singolo entro i limiti posti dalla legge non può essere considerato come un libero gioco di egoismi ma come l’esercizio di una funzione». Parole definitive.

«Per il Fascismo - ha scritto il Duce - lo Stato è un assoluto, davanti al quale individui e gruppi sono il relativo. Individui e gruppi sono “pensabili” in quanto siano nello Stato. Lo Stato fascista ha una sua consapevolezza, una sua volontà; per questo si chiama uno Stato etico».

Questo non significa punto annientare l’individuo. No. Mussolini ha detto: «Io non vagheggio un livellamento delle regioni, che sarebbe innaturale perché geografia e storia non sono un’invenzione. Ogni regione ha le sue caratteristiche. Come in una orchestra le voci di tenui violini e quelle talora laceranti degli ottoni si uniscono, formando un’unica armonia, così le particolari fisionomie e le attitudini delle singole regioni debbono fondersi nella insuperabile armonia dell’unità nazionale». Quanto il Duce ha detto per le regioni vale per gli individui.

Questa verità nuova, questo nuovo principio ha una portata che a tutta prima può sfuggire. Rovescia infatti tutti i valori, perché muta e sostituisce la misura di tutti questi valori.

Da esso conseguono i nuovi valori che costituiscono la mistica del fascismo.

Quali sono questi valori che ne discendono?

Vediamoli.


Valori Morali

IL DOVERE

Il dovere è la legge della vita, perché la vita è missione, missione di grandi come di piccole cose, missione di combattere e morire per l’idea come di crearsi una famiglia, missione di produrre come di aiutare, missione di assolvere sempre il proprio compito da gregario come da gerarca. Il Duce ha detto: «Ogni fascista deve considerarsi un soldato; un soldato anche quando non porta il grigioverde, un soldato anche quando lavora, nell'ufficio, nelle officine, nei cantieri, o nei campi; un soldato legato a tutto il resto dell’esercito; una molecola che sente e pulsa con l’intero organismo».

La vita non deve essere egoismo né materialismo, ma deve essere altruismo e idealismo. Da qui nascono il civismo ed il patriottismo. «Il Fascismo non promette né onori, né cariche, né guadagni, ma il dovere ed il combattimento».

CREDERE

Senza una fede la vita non merita di essere vissuta. L’uomo ha bisogno di una bussola, di una sua stella polare cui rivolgersi nelle ore di sconforto come in quelle di gioia, che gli sia di guida per non deviare dalla giusta via. Ecco la necessità imperiosa di una fede in qualche cosa che sia al di sopra di ogni contingenza. Credere nell'ideale come nella patria, credere in Dio come nella bontà, ma credere. Il Fascismo non ha una teologia ma una morale. «Lo Stato fascista non crea un suo Dio così come volle fare ad un certo momento, nei deliri estremi della Convenzione, Robespierre; né cerca vanamente di cancellarlo dagli animi come fa il bolscevismo; il Fascismo rispetta il Dio degli asceti, dei santi, degli eroi, ed anche il Dio così com'è visto e pregato dal cuore ingenuo e primitivo del popolo». Queste le parole del Duce.

VOLERE

«Nella vita si cammina soltanto con la ferrea volontà che piega qualche volta anche il destino, perché può sorprenderlo nelle ore crepuscolari ed aggiogarlo al suo dominio». Così il Duce. Altra volta Mussolini aveva detto «Perseverando arrivi».

OBBEDIRE

«Solo obbedendo, solo avendo l’orgoglio umile ma sacro di obbedire si conquista poi il diritto di comandare». Così Mussolini.

Obbedienza è sacrificio, è abnegazione. Obbedire molte volte vuol dire macerarsi; ma solo dal travaglio, dalla disciplina cui si sanno sottoporre spirito e corpo nasce il carattere. Obbedienza è scuola di vita e di comando.

COMBATTERE

«Meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora» avevano scritto gli eroi del ’900.

La vita è bella perché è lotta, gagliarda e leale. Solo infatti attraverso la lotta gli animi si purificano e si esaltano. La lotta è simbolo e sintomo di perenne giovinezza. Che vale possedere le verità più pure, le virtù più alte, se queste verità non si sanno imporre, se per esse non si sa impugnare una spada, se queste virtù non hanno il crisma del sangue? Il fascismo ha archiviato la papalina e le pantofole. Senza diventare guerrafondaio è per costituzione antipacifista. Nietzsche ha scritto: «Vivi pericolosamente». Il Duce ribadendo ha detto: «Io vorrei che questa diventasse la parola d’ordine del giovane fascismo italiano: Vivere pericolosamente. Perché ciò significa essere pronti a tutto, a qualsiasi sacrificio, a qualsiasi pericolo, a qualsiasi azione, quando si tratta di difendere la Patria e il Fascismo».

GIOVINEZZA

Giovinezza è la nostra canzone, il metro nel quale abbiamo rinserrato l’ardore di un popolo e che oggi un altro popolo porta in alto sui suoi gagliardetti social-nazionali, il tedesco, che, inquadrato, marcia al canto dell’inno: Noi siamo i giovani, noi siamo la forza, noi siamo l’avvenire, la vittoria è nostra.

Giovinezza più che fisica, spirituale, cioè slancio, spregiudicatezza, ardimento, idealismo.

STILE

Ecco infine quello che un grande francese ha detto: «Le style c’est l’homme».

«La democrazia ha tolto lo stile alla vita del popolo - ha detto il Duce - il Fascismo riporta lo stile nella vita del popolo, cioè una linea di condotta: il colore, la forza, il pittoresco, l’inaspettato, il mistico, insomma tutto quello che conta nell'animo delle moltitudini. Noi suoniamo la lira su tutte le corde, da quella della violenza a quella della religione, da quella dell’arte a quella della politica. Siamo politici e siamo guerrieri. Facciamo del sindacalismo e facciamo anche delle battaglie nelle piazze e nelle strade. Questo è il fascismo».

E’ lo stile quello che distingue nelle piccole come nelle grandi cose i fascisti dai non fascisti. «Vi devono essere gli italiani del fascismo, come vi sono a caratteri inconfondibili gli italiani della Rinascenza e gli italiani della Latinità. Solo creando questo modo di vita, cioè un modo di vivere noi potremo segnare le pagine della storia e non soltanto quelle della cronaca».

E quale è questo modo di vita? Ce lo dice sempre il Duce: «il coraggio prima di tutto, l’intrepidezza, l’amor del rischio, la ripugnanza per il, panciafichismo e per il pacifondismo, l’essere sempre pronti a osare nella vita individuale come nella vita collettiva, ad aborrire tutto ciò che è sedentario; nei rapporti la massima schiettezza, il colloquio a quattro e non le vocifirazioni clandestine anonime e vili, l’orgoglio in ogni ora della giornata di sentirsi italiani, la disciplina nel lavoro, il rispetto per l’autorità».

Questi i valori morali.


I Valori Artistici

L’ARTE COME MEZZO

Ci sono anche dei valori artistici. Uno ne accenno, essenziale. L’arte non è fine a se stessa, è mezzo. Mezzo di educazione, di affermazione, di propaganda, di espansione. L’artista non può e non deve essere un masochista dello spirito, un isolato isterilentesi o ispirantesi nella sua torre d’avorio. Deve vivere col popolo e nel popolo, sentire con esso, lavorare, cooperare con questo. L’artista non si può e non si deve mettere fuori del popolo perché così si metterebbe fuori della vita. Il Duce ha detto: «L’attuale governo, sorto da un moto spirituale, respinge la teoria che fa dell’arte una manifestazione di lusso, qualche cosa che può e non può essere nella vita del popolo. No; l’arte per noi è un bisogno primordiale ed essenziale della vita, e la stessa umanità nostra, lo stesso nostro passato incancellabile».


I Valori Sociali

LAVORARE

Il lavoro non è la peste dell'umanità, ma ne è la luce. Solo chi lavora è uomo. « Coloro che lavorano avranno il primo posto, perché la Nazione di domani sarà la Nazione dei produttori e non quella dei parassiti» ha detto il Duce.

Il lavoro così cessa dall'essere un peso, un odiato dovere e diventa un ambito diritto.

Tutto il lavoro, quello intellettuale, come quello manuale, è meritorio e degno. Dice il Duce: «noi ci sentiamo fratelli in ispirito con coloro che lavorano; ma non facciamo distinzioni assurde, ma non mettiamo al primo piano il callo, specie se è al cervello. Noi non mettiamo sugli altari la nuova divinità del lavoratore manuale. Per noi tutti lavorano, anche l’astronomo che sta nella sua specola a consultare la traiettoria delle stelle, anche il giurista, l'archeologo, lo studioso di religione, anche l’artista lavora, quando accresce il patrimonio dei beni spirituali che sono a disposizione del genere umano; lavorano anche il minatore, il marinaio, il contadino. Noi vogliamo appunto che tutti i lavori si compendino e s’integrino a vicenda, vogliamo che tra spirito e materia, fra cervello e braccia si realizzi la comunione, la solidarietà della stirpe».

COLLABORARE

L’uomo non vive solo non può, non deve vivere in una specola inaccessibile. Deve vivere in mezzo agli altri uomini, lavorare con essi, con essi collaborare, con essi cooperare ai fini comuni.

Ecco la grande parola: collaborare. Siamo tutti, grandi e piccoli, potenti e umili, i collaboratori di un’immane fatica: la Nazione. Ad essa dobbiamo donarci con spirito di abnegazione per dare il nostro modesto contributo alla sua opera che dura eterna nei secoli.

Collaborazione, non lotta di classe. «Tutto quello che fu pomposamente chiamato socialismo scientifico non è che un rottame, e un rottame è la concezione enorme, teatrale e grottesca di una umanità divisa in due classi irreconciliabili: rottame infine è l’idea della palingenesi sociale». Tale il Duce. E ancora: «la lotta di classe può essere un episodio nella vita di un popolo; non può essere il sistema quotidiano perché significherebbe la distruzione della ricchezza e quindi la miseria universale. Collaborazione cittadine tra chi lavora e chi dà lavoro, tra chi dà le braccia e chi dà il cervello. Solo attraverso questo programma si può arrivare al benessere della Nazione e si può arrivare alla prosperità e alla grandezza».


I Valori Politici

I VALORI NEGATIVI

Qui si pone la necessità di distinguere i valori negativi, sorti quale reazione al disfacimento del dopoguerra, e i valori positivi base del nuovo edificio sociale politico creato dal Fascismo.

ANTILIBERALISMO

Il fascismo è antiliberale. Il Duce ha detto: «Abbiamo il merito di aver fatto del governo una cosa viva, palpitante, operante nel seno della società nazionale, non il governo abulico e amorfo, che si lascia insidiare e insultare in una specie di duello ridicolo per cui l’opposizione sarebbe sacra ed intangibile, avrebbe tutti i diritti, mentre il governo avrebbe l’unico dovere di costituire un comodo ed indulgente bersaglio. Dichiaro che questa è una teoria assolutamente suicida e che, se in tale teoria si compendia la dottrina del liberalismo, io mi dichiaro nettamente antiliberale».

Il Duce ancora ha scritto: «Il liberalismo sta per chiudere le porte dei suoi templi deserti perché i popoli sentono che il suo agnosticismo nell'economia, il suo indifferentismo nella politica e nella morale condurrebbe, come ha condotto, a sicura rovina gli Stati. Si spiega con ciò che tutte le esperienze politiche del mondo contemporaneo sono antiliberali ed è supremamente ridicolo volerle perciò classificare fuori della storia; come se la storia fosse una bandita di caccia riservata al liberalismo e ai suoi professori, come se il liberalismo fosse la parola definitiva e non più superabile dell’umanità».

ANTIDEMOCRAZIA

Il Duce ha detto: «Il secolo della democrazia è finito. Le ideologie democratiche sono liquidate. Prima, fra le altre, l’ideologia del progresso. Niente sta a dimostrare che le società progrediscono in senso democratico. La storia non è una strada o una scala, come la pensano i democratici; è un panorama vario, complesso, formidabile, in cui la luce si altera alle tenebre, la morte alla vita. Ora un secolo aristocratico - l’attuale - succede a quello scorso, democratico. Lo Stato di tutti finirà per tornare lo Stato di pochi. Le nuove generazioni diffidano della democrazia, dei suoi uomini, del suo abito, della sua mentalità. Non ne contestano certi meriti del passato, m le inibiscono di sbarrare, con la sua mole ormai cadaverica le strade dell’avvenire.

ANTISOCIALISMO E ANTICOMUNISMO

«Una realtà si delinea a contorni sempre più precisi, per chi sappia vedere nel tumulto degli attuali fenomeni sociali» il socialismo e il suo ersatz, il comunismo, sono ormai falliti. Falliti in Russia, falliti dovunque. La società contemporanea ha già assimilato quel quantum di socialismo che poteva inghiottire senza perire e laddove ne ha inghiottito di più è in pericolo di morte».

ANTIPARLAMENTARISMO

«In tutto il mondo si sente che il sistema parlamentare che ha avuto la sua utilità, oggi è insufficiente a contenere l’impeto crescente dei bisogni e delle passioni della civiltà moderna».

Il parlamento è insufficiente ed è diventato, col parlamentarismo, anche nocivo.

«La crisi del parlamento - ha detto il Duce - non è una crisi voluta da noi. Il parlamentarismo è stato ferito, non dirò a morte ma gravemente, da due fenomeni tipici di questo periodo: il sindacalismo e il giornalismo. Il sindacalismo il quale raccoglie in speciali assemblee tutti quelli che hanno interessi speciali e particolari da tutelare, che vogliono sottrarli all'incompetenza manifesta delle assemblee politiche; e il giornalismo, che è il parlamento quotidiano, è la tribuna quotidiana dove uomini venuti dalle università, dall'esperienza della vita vissuta, dalla scienza, sviscerano i problemi con una competenza che non trovate più sui banchi del Parlamento».

ANTIPACIFISMO

«Il fascismo non crede alla possibilità né all'utilità della pace perpetua». Mussolini.

ANTINTERNAZIONALISMO

E’ contro tutti gli internazionalismi livellatori ed egualitari. «Sono estranei allo spirito del fascismo - ha detto il Duce - tutte le costruzioni internazionalistiche e societarie».

I VALORI POLITICI POSITIVI: REALISMO

Mussolini: «Vedo il mondo come realmente esso è, cioè un mondo di scatenati egoismi. Se il mondo fosse una bianca Arcadia, sarebbe forse bello trastullarsi tra le ninfe e i pastori, ma io non vedo nulla di tutto ciò e anche quando si alzano le grandi barriere dei grandi principi vedo dietro questi drappi più o meno venerabili, degli interessi che cercano di affermarsi nel mondo».

E ancora: «Io ho della storia una concezione che oserei chiamare romana. Non bisogna mai credere all'irreparabile. Roma non credette all'irreparabile neppure dopo la battaglia di Canne, quando perdette il fiore delle sue generazioni. Roma cadeva e si rialzava, camminava a tappe, ma camminava; aveva una meta e si proponeva di raggiungerla».

STATO NAZIONALE POPOLARE

«L’idea centrale del nostro movimento è lo Stato; lo Stato è l’organizzazione politica e giuridica delle società nazionali, e si estrinseca in una serie di istituzioni di vario ordine. La nostra formula è questa: tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato».

«Se mai vi fu nella storia un regime di democrazia, cioè uno Stato di popolo è il nostro».

«Per il fascismo lo Stato non è il guardiano notturno che si occupa soltanto della sicurezza personale dei cittadini; non è nemmeno una organizzazione a fini puramente materiali, come quella di garantire un certo benessere e una relativa pacifica convivenza sociale, nel qual caso a realizzarlo basterebbe un consiglio di amministrazione; non è nemmeno una creazione di politica pura, senza aderenze colla realtà materiale e complessa della vita dei singoli e di quella dei popoli. Lo Stato così come il fascismo lo concepisce e attua è un fatto spirituale e morale, poiché concreta la organizzazione politica, giuridica, economica della nazione e tale organizzazione è nel suo sorgere e nel suo sviluppo, una manifestazione dello spirito. Lo Stato è garante della sicurezza interna, ed esterna ma è anche il custode e il trasmettitore dello spirito del popolo così come fu nei secoli elaborato nella lingua, nel costume, nella fede. Lo Stato non è soltanto presente, ma è anche passato e sopratutto futuro. E’ lo Stato che trascendendo il limite breve delle vite individuali rappresenta la coscienza immanente della nazione. Le forme in cui gli stati si esprimono mutano, ma la necessità rimane. E’ lo Stato che educa i cittadini alle virtù civili, li rende consapevoli della loro missione, li sollecita all'unità; armonizza i loro interessi nella giustizia; tramanda le conquiste del pensiero nelle scienze, nelle arti, nel diritto, nell'umana solidarietà; porta gli uomini dalla vita elementare della tribù alla più alta espressione umana di potenza che è l’impero; affida ai secoli i nomi di coloro che morirono per la sua integrità o per obbedire alle sue leggi; addita come esempio e raccomanda alle generazioni che verranno i capitani che lo accrebbero di territorio e i geni che lo illuminarono di gloria. Quando declina il senso dello Stato e prevalgono le tendenze dissociatrici e centrifughe degli individui o dei gruppi, le società nazionali volgono al tramonto».

GERARCHIA

«Chi dice gerarchia dice scale di valori umani; chi dice scale di valori umani dice scale di responsabilità e di doveri, chi dice gerarchia dice disciplina». Quindi monarchia, autorità, ordine.

LIBERTÀ COME DOVERE

«La libertà non è un diritto è un dovere, non è un’elevazione, è una conquista; non è un’eguaglianza, è un privilegio».

Il concetto di libertà muta col passare dei tempi. Così la libertà di ieri non è più la libertà di oggi. Dice Mussolini: «Quando leggo che si reclama la libertà assoluta, io mi domando se si vive in un mondo di sogni o in un mondo di persone ragionevoli. Se c’è un dato storico è che tutta la storia della civiltà dell’uomo, dall'uomo delle caverne all'uomo civile o sedicente civile, è tutta una limitazione progressiva della libertà. Gli uomini ammonticchiati nelle città e nelle nazioni moderne, debbono continuamente limitare la loro libertà, non esclusa quella di movimento. Il concetto assoluto di libertà è arbitrario. Nella realtà non esiste».

GIUSTIZIA

Ad ognuno il suo in base ai suoi meriti e alle sue virtù, a seconda del dovere compiuto.

IMPERIALISMO

«L’imperialismo è la legge eterna e immutabile della vita. Esso in fondo non è che il bisogno, il desiderio e la volontà di espansione che ogni individuo, che ogni popolo vivo e vitale ha in se». Così il Duce.


La Marcia Ideale sul Mondo della Civiltà Fascista

IL PENSIERO RIVOLUZIONARIO E’ NEL DUCE

Questi i valori - alcuni evidentemente non tutti - di quella che noi abbiamo chiamato mistica del Fascismo. Derivano tutti - lo abbiamo detto - dalla nuova concezione sociale dell’individuo non più fine della società ma mezzo.

La loro fonte storica l’abbiamo trovata e messa nel Duce. Esclusivamente. La ragione c’è.

La nostra Rivoluzione appartiene a quella categoria di rivoluzioni che sviluppano e affermano l’ideale rivoluzionario dopo che la rivoluzione è in atto. Facili sono quindi le deviazioni e facilissime le eresie. Ad evitare le prime come le seconde è necessario affermare l’unicità del pensiero rivoluzionario, riportandolo al Duce. Poiché una mistica è un postulato di tanti credo, e un valore assoluto non lo si può derivare che da una fonte indiscutibile, questa fonte non può essere che il Duce. Ecco perché la fonte deve essere quella, esclusivamente quella.

Compito nostro deve essere soltanto quello di coordinare, interpretare ed elaborare il pensiero del Duce.

Ecco perché è sorta una Scuola di mistica fascista ed ecco il suo compito: elaborare e precisare i nuovi valori del fascismo che sono nell'opera del Duce.

LA CONDIZIONE E LA GARANZIA DELL’UNIVERSALITA’ DEL FASCISMO

In questi nuovi valori il Fascismo trova il suo diritto all’universalità.

I valori universali del Fascismo sono infatti in questi valori essenziali. Il Duce ha detto: «Io affermo che non è possibile all'estero di copiare il Fascismo perché diverse sono le condizioni storiche, geografiche economiche e morali, affermo però che ci sono nel Fascismo fermenti di vita il cui carattere universalistico non può essere negato».

II Fascismo - non dimentichiamolo - non diventerà mai universale se noi intendiamo universalizzare il nostro metodo e il nostro sistema corporativo, ma lo sarà se esporteremo il principio corporativo. Lo stesso dicasi per i valori politici.

Ha detto Taine: «La Rivoluzione Francese è stata condotta da parole gigantesche e vaghe che hanno concorso a creare cose precise e grandi anche esse». Con ciò non vogliamo arrivare all'indeciso, al caotico, al nebuloso; semplicemente intendiamo sottolineare l’importanza di una formulazione esatta e categorica dei valori essenziali e quindi semplici del Fascismo.

Noi ai popoli dobbiamo offrire un telaio dove ciascuno a seconda delle tradizioni ed in conformità all'ambiente ed alle aspirazioni particolari, possa tesservi il suo capolavoro. Questa è la condizione e nello stesso tempo la garanzia della nostra universalità civile.

IL NOSTRO COMPITO

Oggi, sia in Italia che all'estero, è superato il non-senso Fascismo-azione. Ma in Italia si limita il Fascismo ad un regime, all'estero lo si considera reazione.

Bisogna combattere questi luoghi comuni. Il Fascismo non è solo un regime, è ben più: una civiltà. Il Fascismo non è affatto reazione ma un movimento storico che dal passato, facendo tesoro di tutte le esperienze, da quelle filosofiche a quelle economiche, si avvia deciso all'avvenire.

La storia è delle minoranze intelligenti, volitive, decise. Il Fascismo per il suo avvenire e la sua universalità ha bisogno di uomini di pensiero e d’azione che, consci di queste esigenze rivoluzionarie, impongano all'interno ed all'estero la mistica fascista.

Siamo pochi, saremo pochi. Non importa. Meglio. Il Duce ha detto: «In ogni caso la storia dimostra che sempre delle minoranze, esigue da principio, hanno prodotto profondi sconvolgimenti delle società umane».

La società contemporanea oggi è al bivio: o anarchia e reazione o fascismo. I popoli se non hanno preso posizione la stanno prendendo. Il Duce già nel 1925 diceva: «Dopo alcuni secoli assistiamo a questo fenomeno che intorno ad una idea italiana il mondo si divide pro e contro: da Tokio a New York, dal Nord al Sud, in tutti i continenti, in tutti i paesi si discute pro e contro il Fascismo».

«Se ogni secolo ha una sua dottrina, da mille indizi - ha detto ancora il Duce - appare che quella del secolo attuale è il Fascismo». Ne segnalo uno. La Commission intemationale de défense contro le Fascisme, Commissione, come facilmente si capisce, a scopi nettamente antifascisti, ha fatto un’inchiesta sui movimenti fascisti e filofascisti d’Europa. Il rapporto così conclude: «il est vrai que la rythme de cette évolution varie d’un pays à l’autre et qu’il n’existe pas encore un mouvement fasciste dans tous les pays de l’Europe; mais partout on peut constater, au sein des classes possédantes, la présence de tendences fascistes. Cellesci méneront facilment à des actes fascistes, des que l’occasion se montrera favorable». E ancora: «Clairement le fascisme est devenu un phénomene intemational».

Si tratta dunque di creare l’occasione favorevole. E se sapremo seminare coglieremo buone messi.

Il Duce ha detto: «La lotta fra i due mondi non ammette compromessi. O noi o loro. O le nostre idee o le loro: O il nostro Stato o il loro. Ciò spiega come la lotta si svolga ormai sopra un terreno mondiale e come il Fascismo sia all'ordine del giorno in tutti i paesi, qua temuto, là implacabilmente odiato, altrove ardentemente invocato. Io affermo che il Fascismo in quanto Idea, dottrina, realizzazione, è universale: italiano nei suoi particolari istituti, esso è universale nello spirito».

LA MARCIA SUL MONDO

Il 16 ottobre 1922 il Duce decideva e organizzava la Marcia su Roma che si doveva concludere vittoriosamente il 28 ottobre.

Dieci anni dopo, il 16 ottobre dell’anno X, il Duce ha convocato a gran rapporto ventimila gerarchi del Littorio per dare le direttive di marcia. Dopo dieci anni il panorama si è allargato, i confini si sono dilatati e la marcia da decidere e organizzare non è più su Roma ma sul mondo.

Al Gran Rapporto il Duce ha detto: «Tutti coloro che credono di risolvere la crisi con rimedi miracolosi sono fuori strada. O questa è una crisi ciclica «nel» sistema e sarà risolta; o è una crisi «del» sistema, e allora siamo davanti a un trapasso da un’epoca di civiltà a un’altra».

Tutto conferma che la crisi d’oggi è «del» sistema.

Il 28 ottobre 1922 la Rivoluzione Fascista ha risolto la crisi italiana.

Quando risolveremo la crisi mondiale?

La risposta la darà la storia.

E’ certo però che è giunta l’ora di mobilitare le volontà e le forze perché l’idea che ha salvato l’Italia possa salvare il mondo dalla anarchia e dalla reazione verso cui sta precipitando.

La via è una: elaborare, diffondere e imporre i valori della Rivoluzione, cioè la mistica fascista.

Con perfetta coscienza del delicatissimo momento in cui noi viviamo e della terribile responsabilità che ha la nostra generazione, la Scuola di Mistica Fascista Sandro Mussolini di Milano si è messa al lavoro per questa via e con queste brevi note intende richiamare l’attenzione dei giovani e degli studiosi sulla elaborazione della mistica del Fascismo, problema essenziale per l’avvenire della Rivoluzione e fondamento ideale insostituibile della sua universalità.

Il Duce ha suonato la diana della nuova battaglia.

Giovani e uomini di pensiero, prendiamo ciascuno il nostro posto di battaglia con la volontà e la certezza che la marcia sul mondo sarà vittoriosa come lo è stata quella su Roma!

Per orbis unionem sub Lictorii signo - sia la nostra parola d’ordine.