Wednesday, March 7, 2012

Le foibe istriane

(Pubblicato in « Corrispondenza Repubblicana », 29 gennaio 1944)

di Benito Mussolini

Non cercate nei consueti dizionari della nostra lingua questa parola. Non c'è o almeno noi non l'abbiamo trovata. Ma, sebbene non registrata, questa parola, piuttosto esotica e sinistra, è entrata, dal settembre ad oggi, tra le altre decine di migliaia che formano la lingua creata da Dante e vi rimarrà fino a quando ci saranno degli italiani in Italia. Le foibe sono i luoghi, caverne o burroni, dove sono state trovate centinaia e centinaia di italiani barbaramente assassinati dagli slavi comunisti o di altra fede, ma tutti sanguinari nemici di quanto è italiano. I giornali hanno pubblicato l'elenco lunghissimo dei nomi. Non è completo. Non tutte le foibe dell'Istria e della Dalmazia sono state esplorate. Questo massacro della inerme popolazione italiana, preordinato ed effettuato su vasta scala in tutte le italianissime e venezianissime città e borgate dell'Istria, è di tipico stile slavo. Non si sono fatte distinzioni di categoria, di sesso, di età, di idee. Nella massa degli assassinati e gettati alla rinfusa nelle foibe, è il fatto di essere « italiani » quello che ha determinato l'esplosione della ferocia partigiana e nazionalista. La strage è del resto in perfetta coerenza con le istruzioni del partito comunista.

Abbiamo sott'occhi la dichiarazione del partito comunista iugoslavo trovata nelle tasche d'un corriere comunista sloveno ucciso, e pubblicato nel giornale Jutra di Lubiana in data 5 gennaio 1944.

È un programma che vale la pena di far conoscere a tutti e specialmente a taluni nostrani bolscevichi da salotto, i quali hanno l'aria di « simpatizzare » con le idee e con i metodi di Mosca. Ecco, secondo il partito comunista jugoslavo, gli « irrevocabili » provvedimenti necessari per il trionfo della rivoluzione:
« 1. — Si devono liquidare tutti i dirigenti appartenenti a correnti borghesi. 
2. — Si devono liquidare tutti i grandi possidenti, i capitalisti, gli industriali e i Kulaki (contadini benestanti). 
3. — Si devono liquidare tutti i dirigenti e funzionari dei partiti borghesi. 
4. — Si devono liquidare tutti i dirigenti della Guardia bianca. 
5. — Si devono liquidare tutti i dirigenti della Guardia azzurra. 
6. — Si devono liquidare tutti i membri delle S.S. della Gestapo
7. — Si devono liquidare tutti gli intellettuali, gli studenti e i politici da caffè. 
8. — Si devono liquidare tutti i sacerdoti che si sono dichiarati contro il proletariato. 
9. — Si devono incarcerare tutti gli ex ufficiali jugoslavi. 
10. — Si devono incarcerare tutti i sacerdoti. Le chiese restano chiuse e non si devono demolire. Le rappresaglie si possono eseguire soltanto su altri possedimenti ecclesiastici. 
11. — Bisogna costringere ad andarsene tutte le missioni militari degli Stati capitalistici. È vietato ogni ulteriore colloquio. 
12. — Già da ora devono venire segretamente portate via e consegnate tutte quelle persone che sono contrarie alla nostra lotta di liberazione. Queste devono essere liquidate soltanto se lo richiede la situazione interna o la situazione estera. 
13. — Non devono uscire i giornali borghesi. Bisogna subito ritirare gli apparecchi radiofonici. 
14. — Reparti devono subito occupare tutti gli uffici pubblici e tutte le importanti istituzioni vitali, nonché i centri delle comunicazioni. 
15. — Tutte queste disposizioni dovranno essere eseguite il giorno che verrà fissato.

16. — Tutte le liquidazioni dovranno venire eseguite da speciali reparti del partito ».
Il punto 16 chiarisce che cosa si nasconde sotto la parola commerciale di « liquidazione ».

Cosi sono stati « liquidati » non i borghesi o i capitalisti che non esistevano, ma semplicemente e solamente italiani dell'Istria e della Dalmazia dopo l'armistizio dell'8 settembre.

Altra tremenda responsabilità che bolla ancora una volta col marchio dell'infamia gli artefici della resa a discrezione. Domani in tutte le città d'Italia i martiri istriani e dalmati verranno solennemente commemorati. I loro nomi si aggiungono alla lunga lista dei caduti che consacrarono, col sangue, l'italianità storicamente indistruttibile di quelle terre. La patria oggi li onora. In un domani più o meno remoto li vendicherà.