Saturday, 10 March 2012

Il caso Bergamini

(Pubblicato in « Corrispondenze Repubblicane », 7 gennaio 1944)

di Anonimo

Dal caso Messe al caso Bergamini. Là era la storia di un bravo generale, che ha rinnegato alla fine il suo passato di fedeltà e di valore; qui è la storia di un ammiraglio sfortunato, già sepolto con la sua nave in fondo al mare, e fatto segno ora ad una speculazione indegna da parte del regio Governo fuggitivo.

Non vi è delitto più infame che tradire i morti. I morti, si sa, non parlano; è facile fare mercato del loro onore. Ma per sua buona ventura l'ammiraglio Bergamini ha lasciato le testimonianze inoppugnabili della sua dirittura di marinaio e di italiano. E noi, per quanto lontani ormai dalle vicende e dagli uomini del recente, amaro passato, rivendichiamo il privilegio di difendere la memoria di quel galantuomo, ché non è giusto si violenti la storia e che si infanghi la figura di un capo rimasto solo al di sopra del triste traffico che ha portato al nemico le nostre navi, sudore e sangue del popolo. Ecco, infatti. Alle 2 di notte del 9 settembre, e cioè poche ore dopo la proclamazione dell'armistizio badogliano, usciva dalla Spezia, al comando dell'ammiraglio Carlo Bergamini, l'intera squadra navale con rotta verso la Maddalena. Durante la notte si univano alla formazione, che avanzava a velocità ridotta, tre incrociatori provenienti da Genova. Dopo dieci ore di navigazione, vale a dire a mezzogiorno, quando la squadra era in vista delle Bocche di Bonifacio e aveva già assunto la linea di fila per incanalarsi verso i previsti ancoraggi, una squadriglia di cinque bombardieri tedeschi, sbucata fra l'azzurro e le nubi, sganciava sulla formazione, che, in virtù del tradimento, era diventata per i germanici una formazione navale nemica e quindi legittimo obiettivo di attacco, una serie di bombe con mira particolare alle corazzate. Parapiglia delle navi con rapide accostate a dritta e a manca; ma poi è stata questione di un attimo: l'unità da battaglia Roma, centrata nella Santa Barbara, dopo un'esplosione violenta, si spezzava in due e sprofondava negli abissi nello spazio di pochi minuti. Fermo al suo posto di comando, l'ammiraglio Bergamini seguiva il destino della nave scomparendo tra i flutti. A soccorso dei naufraghi sostavano l'incrociatore Attilio Regolo, alcuni cacciatorpediniere e torpediniere; questo nucleo di unità, con il carico dei superstiti, si è diretto più tardi in un porto neutrale (Spagna) ed è stato internato. Intanto il grosso della squadra aveva già preso il largo, alla velocità dt trenta miglia, con rotta iniziale verso le Baleari; poi, quasi a seguito di un improvviso pentimento, la formazione ha puntato a sud, incontro al porto di Bona, per riparare nelle mani del nemico. E il tradimento ha avuto cosi il suo epilogo. Fin qui la nuda e controllata cronaca dei fatti.

Ora succede questa cosa, che possiamo definire enorme: l'annuncio solenne, dato dal Governo del piccolo re, che l'ammiraglio Bergamini, in omaggio alla memoria, viene promosso ammtraglio dt Armata « per aver trovato gloriosa morte nell'adempimento della sua missione di consegna della flotta agli angloamericani ».

Siamo di fronte ad un documento di volgarissima malafede. Lasciamo andare che è già di per sé disgustosa l'tntenztone di decretare un pubblico premio agli eventuali artefici di un tradimento militare, ma badiamo soltanto al caso di mistificazione che quel documento esprime ai danni dell'ammiraglio scomparso. E allora, prove e testimonianze alla mano, possiamo precisare formalmente: l'ammiraglio Bergamini, se fosse rimasto in vita, non avrebbe mai consegnato le navi al nemico.

Ecco, infatti, le precise direttive da lui impartite, in conclamato clima di armistizio, a tutti gli ammiragli e comandanti di unità della flotta: a) non fare resistenza armata ai germanici in alcun caso; b) se fossero stati gli angloamericani a voler impadronirsi delle navi con la forza, ordine alle navi di reagire ad oltranza con le armi e, in caso disperato, ordine di autoaffondarsi. Con le mani bloccate entro la morsa degli ordini ricevuti, Bergamini parlava quel giorno col cuore in gola, affranto dal dolore, ma non aveva per nulla abdicato alla sua dignità di marinaio. Era già su di un piano elevato rispetto alla zavorra di tutti gli altri capi militari, invischiati nel tradimento da loro pensato e voluto fino alle conseguenze estreme.

Molti ufficiali, tra quelli che in obbedienza all'esempio ed agli insegnamenti dì quest'uomo oggi militano sotto le bandiera della Marina repubblicana, sono buoni testimoni delle fiere intenzioni espresse dall'ammiraglio nelle ore angosciose che precedettero l'uscita in mare delle navi. Con il comandante Bedeschi, ad esempio, come con altri, egli si è espresso testualmente (8 settembre):
« Intendo portare la flotta in un ancoraggio italiano o in altro ancoraggio al di fuori di ogni estranea ingerenza. Non consegnerò mai le navi al nemico ».
E nell'abbracciare il suo ufficiale, ha soggiunto:
« Ma la mia è un'illusione. Sento che non ci vedremo più. Bisognerà andare a picco ».
Fece rotta infatti, come si è visto, per la Maddalena, terra italiana, sperando di potervi riparare la squadra. Sulle soglie di quel porto la sua nave venne fulminata.

Fino a quel momento la sua flotta era integra nel suo onore. Caduto l'ammiraglio, salvo le poche eccezioni delle navi che gli hanno obbedito autoaffondandosi o internandosi in porti neutrali, caddero anche le sue consegne. Il grosso della squadra passò al nemico.

E qui tornerebbero istruttivi i profili dell'ammiraglio Oliva, del capitano di vascello Tallarico e degli altri fautori del dirottamento della squadra e della sua resa. Molti veli sono caduti, le responsabilità vanno sempre più a fuoco. Sulla scorta di freschi ed esaurienti rapporti pervenutici dall'altra parte della barricata, sarebbe facile, se carità di Patria lo consentisse, ricostruire scena per scena il clima ambientale di qualche nave, dell'incrociatore Eugenio di Savoia ad esempio, e seguire da Bona a Malta, da Alessandria a Taranto, i casi, le disavventure, gli atteggiamenti dei signori ufficiali ivi imbarcati...

In piena atmosfera di tradimento, l'ammiraglio Bergamini fu anch'esso, dunque, tradito. Di quanto si è detto sopra esiste la documentazione più ampia, autorevole e definitiva. E gli si vuole ora imporre l'aureola di eroe dell'armistizio, quanto ne fu invece la prima vittima, il primo martire. Ripugnante gioco, che offende la memoria dello scomparso, l'onore dei suoi figli, la nostra dignità d'italiani veri. Noi non abbiamo nostalgie e tenerezze per l'Italia di ieri, edizione 1943, intendiamo porre alle nostre spalle uno schermo opaco che ci isoli per sempre da ogni passata indegnità e bruttura, vogliamo guardare all'avvenire, dobbiamo rifare tanta strada... Se oggi abbiamo sostato un attimo fra le quinte di un'epoca tanto triste è perché ci sembra terribile che la disonestà si perpetui, mentre tutti ancora stiamo scontando la disonestà recente. Non dunque per spunto di polemica e per rivendicazione di parte intendiamo portare luce al caso Bergamini, ma per sincero amore di onestà e di verità, per difendere e ripulire un bravo soldato dal fango che lo minaccia, per poter numerare un traditore di meno e un galantuomo di più, per poter definire in modo sempre più netto la distinzione tra italiani degni e italiani indegni.

Ecco perché siamo lieti e fieri di proclamare che l'ammiraglio Bergamini non è caduto sul tragitto che porta alla diserzione. È caduto durante la rotta, liberamente scelta, che sul mare italiano congiunge due terre italiane.

Questo vale ad imporlo al nostro rispetto, se già da tempo non si fossero imposte alla nostra ammirazione le sue stupende virtù di uomo e di soldato: energico, buono, valoroso, infaticabile, diritto.

Carlo Bergamini non era della tempra dei generali e degli ammiragli che hanno calpestato ed insultato il sacrificio dei morti! Inutilmente essi lo chiamano in causa, per coprire e riabilitare in qualche modo, colla sua figura pulita, l'osceno mercato dell'8 settembre.

Egli non può essere con loro, perché è rimasto a presidio del mare d'Italia.

The Bergamini Case

(Published in Corrispondenze Repubblicane, January 7, 1944)

By Anonymous

From the Messe Affair to the Bergamini Case. The former was the story of a good general who in the end betrayed his past loyalty and valor; the latter is the story of an unfortunate admiral who went down with his ship to the bottom of the sea, and who now is subject to an unworthy speculation by the fugitive Royal Government.

There is no more infamous crime than to betray the dead. The dead, as you know, do not speak; it is easy to make a market of their honor. But fortunately for him, Admiral Bergamini left incontrovertible testimonies of his loyalty as a sailor and as an Italian. And we, however far by now from the events and men of the recent bitter past, claim the privilege of defending the memory of that gentleman, because it is not right to pervert history and to sully the reputation of a captain who was left alone above the sad act which delivered our fleet and the sweat and blood of the people to the enemy. Indeed at 2 AM on September 9th, a few hours after the proclamation of the Badoglian armistice, the entire naval fleet under the command of Admiral Carlo Bergamini departed from La Spezia and headed towards La Maddalena. During the night, three cruisers from Genoa joined the formation, which advanced at a reduced speed.

After ten hours of navigation, that is to say at midday, when the fleet was in sight of the Bay of Bonifacio and had already assumed a straight line to channel towards the planned anchorages, a squadron of five German bombers emerged from the clouds, unleashing on the formation—which, by virtue of treason, had become in the Germans' eyes an enemy naval formation and therefore a legitimate object of attack—a series of bombs, particularly aimed at the battleships. The ships were in serious danger with rapid approachments everywhere; and then it was a matter of time: the battleship Roma, centered in Santa Barbara, after a violent explosion, broke in two and sank into the abyss in the span of a few minutes. Standing at his command post, Admiral Bergamini followed the ship's fate, disappearing into the waves.

The cruiser Attilio Regolo, some destroyers and torpedo boats stayed behind to aid the survivors; this nucleus of ships, with the survivors on board, later headed to a neutral port in Spain and docked there. Meanwhile the bulk of the fleet had already set sail, at a speed of thirty miles, with an initial course towards the Balearic Islands; then, almost as a result of sudden regret, the formation changed course towards the south, meeting at the port of Bona, to deliver itself into the hands of the enemy. And the treason thus had its epilogue. Up to this point we have reported the bare and controlled chronicle of events.

What happened next can be defined as a grotesque spectacle: the Government of the midget king issued a solemn proclamation posthumously promoting Admiral Bergamini from Vice-Admiral to Admiral, "for having found glorious death in the fulfillment of his mission of delivering the fleet to the Anglo-Americans".

This document represents a most vulgar bad faith. Let's set aside the fact that they are intending to publicly award the eventual architects of a military treason, which is disgusting in and of itself, and let's turn our attention instead to the enormous mystification that the document expresses to the detriment of the fallen admiral. With evidence and testimony in hand, we can formally affirm: Admiral Bergamini, if he were still alive, would have never delivered the ships to the enemy.

In fact, these are the precise instructions given by him to all admirals and fleet commanders in the aftermath of the armistice: a) do not offer armed resistance to the Germans under any circumstances; b) if the Anglo-Americans attempt to seize the ships by force, the ships are ordered to resist to the bitter end with their arms and, in cases of desperation, the ships are ordered to be scuttled.

Clenching in the grip of his hands the orders he had received, Bergamini spoke that day with his heart in his throat, pained by grief, but had by no means abdicated his dignity as a sailor. He was already on a high level compared to the ballast of all the other military leaders entangled in the betrayal which they conceived and wanted despite the extreme consequences.

Many officers—including those who, in obedience to the example and teachings of this man, today fight under the banner of the Republican Navy—are good witnesses of the proud intentions expressed by the Admiral in the anguished hours that preceded the embarking of the ships at sea. To Commander Bedeschi, for example, as with others, he expressed himself verbatim (on September 8th):
"I intend to bring the fleet to an Italian anchorage or to a neutral port. I will never deliver the ships to the enemy."
And bidding farewell to his officer, he added:
"But my plan is delusional. I feel that we will never see each other again. We will have to sink ourselves."
Indeed, as we have seen, he headed for La Maddalena, an Italian port, in the hopes of being able to protect the fleet. On the threshold of that port his ship was bombed.

Up until that final moment his fleet had been integral to his honor. With the exception of a few ships that obeyed him by scuttling themselves or docking in neutral ports, once the admiral had fallen, his orders fell also. The bulk of the fleet passed to the enemy.

And here the cases of Admiral Oliva, Captain Tallarico and the other advocates of the hijacking and surrendering of the fleet are emblematic. Many veils have fallen, responsibilities are increasingly in focus. On the basis of new and comprehensive reports arriving from the other side of the barricade, it would be easy, if charity for the Fatherland would permit it, to reconstruct scene by scene the environmental climate of some ships, the cruiser Eugenio di Savoia for example, and follow from Bona to Malta, and from Alexandria to Taranto, the cases, the misadventures and the attitudes of the senior officers on board there...

In this atmosphere of treason, Admiral Bergamini therefore was also betrayed. What has been said above is the most extensive, authoritative and definitive documented testimony. And yet these traitors now seek to turn him into a hero of the armistice, depicting him as the first victim, the first martyr. This is a repulsive fraud which insults the memory of the deceased, the honor of his children, and our dignity as true Italians. We have no nostalgia nor tenderness for yesterday's Italy, prior to 1943; behind us we intend to build a solid wall that will isolate us forever from every past indignity and ugliness; we want to look towards the future, and we have a long way to go...

If today we have paused for a moment between the scenes of such a sad era it is because it seems terrible to us that dishonesty should be perpetuated, while we are all still suffering from the recent dishonesty. Therefore, it is not for reasons of polemics or pretense that we bring to light the facts of the Bergamini case, but out of sincere love of honesty and truth, to defend and clear the reputation of a good soldier from the mud that threatens him, in order to properly enumerate one less traitor and one more gentleman, in order to define ever more clearly the distinction between worthy Italians and unworthy Italians.

That is why we are happy and proud to proclaim that Admiral Bergamini did not fall on the path to desertion. He fell during the freely chosen path that links two Italian lands in Italy's sea.

This demands our respect, if for some time his stupendous virtues as a man and as a soldier had not already demanded our admiration: he was energetic, good, courageous, tireless, upright.

Carlo Bergamini was not of the same cloth as those generals and admirals who trampled upon and insulted the sacrifice of the dead! In vain they call him into question, in an obscene attempt to use his good name as some sort of holy veil or justification for the treason of September 8th.

He cannot be one of them, because he remained a defender of Italy's sea.

Spagna e alleati

(Pubblicato in « Corrispondenza Repubblicana », 31 dicembre 1943)

di Anonimo

A coloro che, come noi, seguono da vicino gli sviluppi della politica spagnola e li seguono con la simpatia che la Spagna merita per il suo grande passato, per il valore indiscutibile e tradizionale dei suoi soldati e per le alte qualità morali del suo popolo, non sono sfuggiti taluni sintomi che in questi ultimi tempi denunciano l'esistenza di una tensione crescente nei rapporti fra la Spagna e le cosiddette « nazioni unite ». Fino a pochi mesi fa gli alleati tenevano un contegno, se non cordiale, almeno corretto nei riguardi di Franco, della Falange e della Spagna in genere, ma oggi che gli alleati si illudono di avère oramai la vittoria sicura nel pugno, si assiste a un molto sensibile cambiamento di scena. La politica di neutralità che il Caudillo si riprometteva di seguire, e perché non era vincolato da trattati formali con alcuna delle potenze belligeranti e perché la nazione esigeva un periodo di sosta e di ricostruzione dopo gli eccidi sanguinosissimi e le distruzioni della guerra civile, è, come ogni politica di neutralità, arrivata a una specie di punto morto. Era da prevedersi.

Gli acuti scrittori politici dell'epoca rinascimentale italiana, da Machiavelli a Guicciardini, avevano lumeggiato i pericoli insiti nella politica di neutralità. Il Guicciardini, che a torto, secondo noi, viene collocato nella categoria, diremo cosl, minore dei « politici », aveva scritto nei suoi Ricordi che la « neutralità nelle guerre d'altri è bene a chi è potente, in modo che non ha a temere di quello di loro che resterà superiore, perché si conserva senza travaglto e può sperare guadagno dai disordini altrui; fuori di questo è inconsiderata e dannosa, perché si resta in preda del vincitore e del vinto ».

Questa considerazione del Guicciardini, di una logica che la storia ha ampiamente confermato, va meditata da coloro i quali sognano ancora che l'Italia avrebbe potuto, stracciando solenni trattati, rimanere neutrale, risparmiando sangue e facendo quattrini. È chiaro, anche per il cervello di un deficiente, che a guerra scoppiata nessun gruppo di belligeranti aiuta una nazione neutrale a rafforzare il suo apparato milttare e questo per ragioni di elementare prudenza. Tutt'al più vi daranno, attraverso un sistema di navicert od analogo, rifornì· menti normali, controllatissimi, che permettano anche ai belligeranti di ricevere determinate necessarie materie prime possedute dalla nazione neutrale, ma niente di più.

È quanto gli alleati hanno praticato nei riguardi della Spagna, specialmente in fatto di combustibili liquidi, nafta e benzina. La nazione neutrale non ha quindi la possibilità di armarsi per assidersi, a un dato momento, arbitra fra i belligeranti o difendersi dal prepotere del vincitore: essa è destinata a rimanere in balia di quest'ultimo.

L'atteggiamento degli alleati è già al margine della fase nella quale ogni politica di neutralità deve fatalmente sbo:care.

Il linguaggio degli alleati nei confronti della Spagna della Falange è sempre più minaccioso e brutale. Sotto l'imposizione e con l'aiuto sonante della nuova santa Alleanza di Teheran, si è costituita una « Giunta suprema di unione nazionale per la liberazione della Spagna », la quale dispone di una radio emittente, che si dirige agli spagnoli additando loro l'esempio dei « guerriglieri » russi; accusando i falangisti di « rovinare » la Spagna; consigliando di « far di ogni falangista bersaglio delle rivoltelle moscovite »; accusando, naturalmente, i falangisti di aver «rubato a man salva nelle casse dello Stato ».

Conosciamo questa monotona canzone. Franco è, naturalmente, colpevole, sempre secondo la radio emittente di cui sopra, « di trascinare la Spagna verso l'abisso », per cui è necessario « vibrargli il colpo finale » che dovrà liberare la Spagna.

Questa propaganda radiofonica, che si unisce a quella più o meno ufficiosa dei giornali anglosassoni, costituisce molto probabilmente la fase preparatoria di un aut-aut che gli aileati a un certo momento porranno davanti alla Spagna falangista. 

Misconoscerebbe la Spagna colui il quale ponesse in dubbio la risposta del Governo di un popolo cavalleresco, fiero, ottimo combattente quale è lo spagnolo.

Dopo una guerra civile, che fu veramente una guerra di liberazione dalla terribile minaccia del bolscevismo, dopo la recentissima micidiale esperienza vissuta, la Spagna non può soggiacere al ricatto degli alleati. Essa in tal caso raccoglierà le sue forze e difenderà fino all'estremo il suo glorioso patrimonio di valori politici, religiosi, mi- ,, litari, che costituiscono la sua vita, la sua storia e il suo futuro.

Menzogna e verità della radio nemica

(Pubblicato in « Corrispondenza Repubblicana », 29 dicembre 1943)

di Anonimo

La propaganda nemica, nel descrivere le condizioni interne dell'Italia non occupata dagli anglonordamericani, ampliando isolati episodi e spesso inventando di sana pianta, dipinge la situazione a colori così foschi che davvero non si comprende per quale ragione i « liberatori » non abbiano raggiunto il Brennero in otto giorni. Rivolte, stragi, battaglie con relativo impiego di carri armati e di aerei vengono ogni giorno illustrate e propinate a dosi crescenti, prima e dopo i pasti, agli ingenui ascoltatori.

Le varie radio nemiche che gareggiano fra loro nel superarsi con le notizie più sensazionali non sanno che cosa ancora creare per accontentare il pubblico, che, ormai abituato alle grosse panzane, non può appagarsi con le menzogne di modesta entità.

Ci limitiamo a ripetere alcune delle notizie di maggior « effetto », scelte fra le emissioni radiofoniche degli ultimi giorni.

Innanzitutto si apprende che i cosiddetti « ribelli », i quali sono, piuttosto, degli « sbandati », che, in nome di un non ben identificato « patriottismo », rapinano ed uccidono, in agguati e in imboscate notturne, agirebbero sotto un'unica guida. Si tratterebbe, secondo una emittente nemica, di un « tutto organico, con un comandante per ogni formazione militare e con forti aiuti politici e finanziari ». Organizzazione che ricorda molto da vicino quella dei gangsters di buona memoria, di cui Hollywood ci ha fatto conoscere metodi, imprese ed eroi.

Anche la popolazione civile prenderebbe parte ad operazioni in grande stile contro i tedeschi. Tanto è vero che sarebbero scoppiate poderose rivolte, in questi ultimi giorni, in numerose città. A Firenze sarebbe stato addirittura assediato un quartiere cittadino, per liberare il quale si sarebbero resi necessari una settimana di tempo e l'impiego di carri armati. Presso Pistoia le truppe germaniche avrebbero dovuto sgombrare parecchi villaggi e nei dintorni di La Spezia, parla sempre la solita radio nemica, i contadini avebbero organizzato squadre di difesa armate « contro militi che andavano girando per la campagna ». Sul lago Maggiore si starebbe svolgendo, né più né meno, che una battaglia fra opposti eserciti. Da una parte decine di migliaia di sbandati, rinforzati da un gran numero di ex-prigionieri francesi, britannici, russi, greci, jugoslavi, americani, e chi più ne ha più ne metta; dall'altra duemila tedeschi, che cercherebbero di fronteggiare inutilmente la pressione avversaria.

Precisi particolari sullo svolgimento della singolare contesa, inscenata dai registi della propaganda anglonordamericana, dovrebbero essere chiesti alle popolazioni delle ridenti colline che sovrastano il quietissimo lago.

Ci sono, poi, le notizie che ai creduli ascoltatori, dovrebbero apparire « inoppugnabili » perché vi si citano nomi e località. Si è così verificato lo strano caso del podestà di Salò, Domenico Milanesi, che, secondo una comunicazione ufficiale di radio Mosca, sarebbe stato giustiziato nella piazza della città. Il quale podestà, ignorando la sua sorte, continua ad esercitare, come nella trama di un libro giallo, le sue normali e non mai interrotte mansioni.

Naturalmente, anche le legittime sanzioni della giustizia italiana vengono travisate ed esagerate sino a far loro assumere l'aspetto di eccidi senza motivo, compiuti su larga scala. Ecco, per esempio, un compiacente giornale svizzero annunziare che « duecento padri Italiani, i cui figli hanno eluso la costrizione militare, sono stati trucidati come ostaggi ». Il giornalucolo elvetico trae, naturalmente, la notizia dalla radioemissione nemica.

Per contro, quanto avviene nell'Italia meridionale occupata dagli anglosassoni è minimizzato o del tutto passato sotto silenzio.

Tuttavia gli stessi inglesi e nordamericani non riescono a celare la tragica situazione in cui versano i civili delle terre devastate e dissanguate dalla loro occupazione.

Gran parte del raccolto del grano è stata distrutta dagli stessi « liberatori », i quali, ancor prima dell'invasione, hanno demolito, con feroci e indiscriminati bombardamenti, ferrovie, molini, case coloniche, acquedotti, ospedali.

A Napoli la razione del pane è di cento grammi al giorno; gran privilegio codesto di fronte ai settanta grammi - quando ci sono! - di molte a1tre zone.

« Si era sperato di poter aumentare la razione del pane sino a centocinquanta grammi il giorno, ma questo non è stato possibile », ha dichiarato testualmente il capo della Commissione economica e dei rifornimenti della famigerata A.M.G.O.T., colonnello Gleive, il quale ha soggiunto che « i rifornimenti coprono appena il dieci e mezzo per cento del fabbisogno » e che altri cibi, la carne, il latte e le uova, non esistono virtualmente a Napoli.

La fame, e soprattutto la mancanza di elementi sostanziosi, spingono la popolazione a nutrirsi di quello che capita fra le mani: erbaggi (quando non siano erbacce) raccolti ove è possibile, frutta avariata e, persino, rifiuti. Le condizioni igieniche sono, per questo, cadute a un livello bassissimo; e prima conseguenza è stato lo scoppio di una violenta epidemia di tifo petecchiale, che, secondo quanto annunzia ufficialmente la Reuter, ha indotto il generale Clark a proibire alle truppe della quinta Armata l'ingresso nella città.

In tutta l'Italia meridionale, e particolarmente nei maggiori centri, la miseria spinge i bimbi all'accattonaggio e, sovente, le donne alla prostituzione.

L'United Press scrive (e questa volta siamo a Bari) che torme di ragazzi circondano i soldati americani, chiedendo loro una piccola elemosina e insistendo fino a quando non riescono a ottenere qualche soldo. E perché il quadro sia più efficace, il corrispondente dell'United Press ricorre a questo originale paragone:
« I bambini di Bari hanno diviso la città in tanti quartieri, precisamente come facevano i contrabbandieri di alcolici degli Stati Uniti durante il proibizionismo e come, probabilmente, faranno di nuovo nell'avvenire ».
E così continua:
« Ogni bambino che incontrate vi chiederà di regalargli qualche cosa o di acquistare qualche oggetto. Questi bambini domandano dolciumi, denaro e sigarette e, in cambio, vi offrono di procurarvi vino, pranzo di pollo, bella signorina. Questi bambini vi venderanno tutto e qualsiasi cosa, dalle mandorle in su, per una lunga gamma, che termina con la proposta di vendervi la propria sorella maggiore ».
E il triste quadretto tira avanti ancora, con un tono di brutale cinismo, pienamente degno di un cronista nordamericano.

Sono codesti, visti da vicino e secondo quello che essi stessi dicono e scrivono, i veri «liberatori», che le disgraziate popolazioni dell'Italia meridionale hanno imparato a odiare con un odio profondo e tenace, che già si è manifestato in concrete espressioni e che non può non portare un efficace contributo alla liberazione della Patria dall'oppressione anglonordamericana. E tanto è vero anche questo che la stessa United Press è costretta ad ammettere che la popolazione « sopporta le truppe alleate perché non può fare altrimenti ».

In questo modo la propaganda nemica, mentre da un lato, non sempre riesce a nascondere compiutamente quanto avviene nei territori occupati, cerca, d'altra parte, di svisare la realtà con allettanti promesse e con fantastiche invenzioni.

Per le prime vi sono già milioni di italiani che hanno avuto modo di constatare, con l'esperienza, come esse siano state e siano mantenute. Per quanto riguarda, invece, i fantasiosi avvenimenti che si verificherebbero nell'Italia non occupata dal nemico, non vale la pena di rispondere, volta per volta, caso per caso, alle impudenze delle varie radio delle cosiddette « nazioni unite ». Lo facciamo oggi, una volta per sempre.

Non stupisce che la propaganda avversaria usi di codesti mezzi, poiché essi sono i mezzi che, appunto, la caratterizzano. Stupisce, invece, che una parte del popolo italiano possa prestare ancora ascolto alle affermazioni delle radio nemiche.

Conforta tuttavia la speranza che quanto quotidianamente avviene nelle regioni occupate giovi, perlomeno, ad aprire gli occhi agli ultimi illusi, e, soprattutto, conforta la certezza che nell'Italia meridionale sì stanno ora preparando le testimonianze per la storia.

Lies and Truths of Enemy Radio

(Published in Corrispondenza Repubblicana, December 29, 1943)

By Anonymous

Enemy propaganda, in describing the internal conditions of that part of Italy not occupied by the Anglo-Americans, exaggerates isolates episodes and often invents others from scratch, painting the situation in such dark colors that one wonders why the "liberators" still have not yet managed to reach the Brenner. Revolts, massacres, battles with the relative use of tanks and airplanes are illustrated every day and served up to naïve listeners in increasing doses, before and after meals.

The various enemy radio stations that compete with each other and try to outdo each other by coming up with the most sensational news do not know what to create to satisfy the audience, which, now accustomed to tall tales, can no longer be satisfied with medium-sized lies.

We will limit ourselves to reporting some of the most "widespread" news, selected from the radio broadcasts of the last few days.

In the first place they inform us that the so-called "rebels" — who, in reality, are bandits — who, in the name of an unidentified "patriotism", rob and kill people in ambushes and nocturnal sneak attacks, are acting under a single guide. According to one enemy broadcaster, they would be an "organic whole, with a commander for every military formation and with strong political and financial aid". An organization that closely resembles those gangsters whose methods, enterprises and personalities have been introduced to us by Hollywood.

According to enemy radio, even the civilian population would be taking part in large-scale operations against the Germans. So much so that in recent days massive riots are supposed to have broken out in numerous cities. They claim that a city district was even besieged in Florence, and that it required a week's time and the use of tanks in order to suppress it. German troops near Pistoia are alleged to have cleared out several villages, while in the surroundings of La Spezia — according to the usual musings of enemy radio — the peasants are alleged to have organized armed defense teams "against soldiers who were wandering around the countryside".

Then they claim that a battle between opposing armies took place on Lake Maggiore: on the one side would have been tens of thousands of bandits, reinforced by a large number of French, British, Russian, Greek, Yugoslav, American ex-prisoners, so on and so forth; and on the other side would have been two thousand Germans, desperately trying to overcome the pressure of the enemy.

Anyone who would like to learn precise details concerning this truly unique event — invented by the producers of Anglo-American propaganda — should ask the populations of the pleasant hills that overlook the very peaceful lake.

Then there are fake news stories that credulous listeners believe in because they mention specific names and places. Thus the strange story about the mayor of Salò, Domenico Milanesi, who, according to an official communication from Moscow Radio, was supposedly executed in the town square. Despite this report, which sounds like something out of a crime fiction novel, the mayor is alive and continues to exercise his normal duties without interruption.

Of course, even the legitimate acts of Italian justice are misrepresented and exaggerated to the point of making them look like mass killings done for no reason and on a large scale. There is, for example, an indulgent Swiss newspaper which announced that "two hundred Italian fathers, whose children have evaded military conscription, have been slain as hostages". The Swiss journalist, of course, got this news from an enemy radio broadcast.

By contrast, all that happens in southern Italy under Anglo-American occupation is either minimized or completely passed over in silence.

However, the English and Americans themselves have not been able to conceal the tragic situation facing the civilians of those lands which have been devastated and bled white as a result of their occupation.

Most of the wheat harvest was destroyed by those very "liberators" who, even before the invasion, demolished railways, mills, farmhouses, aqueducts and hospitals with ferocious and indiscriminate bombings.

In Naples the bread ration is one hundred grams per day; this is a great privilege compared to the seventy grams — when there are any at all! — in many other areas.

"It was hoped to increase the bread ration to 150 grams per day, but this was not possible," said Colonel Gleive, the head of the Economic and Supplies Commission of the infamous AMGOT, who added that "the supplies cover just ten and a half percent of what is needed" and that in Naples there is virtually no meat, milk, eggs or other food.

Hunger — and especially the lack of substantial elements — force the population to feed on whatever happens to fall into their hands: herbage (when they are not weeds) harvested where possible, spoiled fruit and even waste. For this reason the hygienic conditions have fallen to a very low level; and the first consequence was the outbreak of a violent epidemic of petechial typhus, which, according to what Reuters officially announced, caused General Clark to prohibit the entry of the troops of the Fifth Army into the city.

Throughout southern Italy, and particularly in the major centers, poverty is pushing children into begging and, in many cases, women are turning to prostitution.

The United Press writes that in Bari hordes of children surround American soldiers, asking them for a small alms and begging them for some money. And in order to paint a more clearer picture, the United Press correspondent uses this original comparison:
"The children of Bari have divided the city into so many neighborhoods, precisely as the alcohol smugglers of the United States used to do during Prohibition and, probably, as they will do again in the future."
And it continues:
"Every child you meet will ask you to give him something or to buy him something. These children ask for sweets, money and cigarettes, and, in return, they offer to get you wine, chicken lunch, beautiful young women. These children will sell you everything and anything, from almonds on up, running the gamut, which ends with a proposal to sell you their big sister."
And the sad picture continues on, with a tone of brutal cynicism so typical of American reporters.

These are the real "liberators" seen up close and according to what they themselves say and write. The unfortunate populations of southern Italy have learned to hate these "liberators" with a profound and tenacious hatred, which has already manifested itself in concrete expressions and which cannot fail to bring about an effective contribution to the liberation of the Fatherland from Anglo-American oppression. And this is so true that the United Press itself is forced to admit that the population "puts up with the Allied troops only because it has no choice".

In this way enemy propaganda, while on the one hand it is not always able to completely hide what is happening in the occupied territories, tries, on the other hand, to distort reality with attractive promises and imaginary inventions.

For what concerns the occupied territories, there are already millions of Italians who have had the opportunity to see and experience how things have been and are maintained. As regards the fanciful events that are supposedly occurring in that part of Italy not occupied by the enemy, it is not worth responding each and every time to every accusation made by the various radio stations of the so-called "united nations". We are responding today, and this suffices once and for all.

It is not surprising that enemy propaganda uses these means, since they are precisely the means that characterize it. On the other hand, it is surprising that a part of the Italian people can still believe in the claims of enemy radio.

However, it is comforting to hope that what happens every day in the occupied regions, at least, will finally open the eyes of those who are still deluded, and, above all, it is comforting knowing that in southern Italy they are now preparing testimonies for history.