Tuesday, February 5, 2013

Lettera al cancelliere Adolf Hitler, 19 ottobre 1940


Rocca delle Caminate, 19 ottobre 1940

Führer,

dopo il nostro incontro del 4 ottobre al Brennero, ho molto riflettuto su taluni dei problemi che furono oggetto del nostro esa­me, e sono venuto alle conclusioni che mi faccio un dovere di comunicarvi.

Comincio dalla Francia.

I nostri informatori e a più forte ragione — io penso — i Vostri, sono unanimi nell'affermare che i francesi odiano l’Asse più di prima, che Vichy e De Gaulle si sono divise le parti e che i francesi non si ritengono battuti, perché — essi dicono — non hanno voluto combattere. Vichy è in contatto con Londra via Lisbo­na. Essi, nella loro grandissima maggioranza, sperano negli Stati Uniti che assicureranno la vittoria della Gran Bretagna. Con questa Stimmung non si può pensare a una loro collaborazione. Né bi­sogna cercarla. Se ciò accadesse — i francesi dopo avere negato la loro disfatta, crederebbero e farebbero credere che la vittoria sulla Gran Bretagna sarebbe, dovuta a loro e soltanto a loro e sarebbero capaci di presentarci il conto. Scartata, quindi, l’idea di una ade­sione francese a un blocco continentale anti-inglese, credo tuttavia venuto il momento per stabilire la fisionomia metropolitana e co­loniale della Francia di domani, ridotta come Voi giustamente vo­lete a proporzioni che le impediscano di ricominciare a sognare espansioni ed egemonie.

Cominciamo dalla popolazione. Il censi­mento del 1936 dava presenti in Francia 41.950.000 abitanti, dei quali 2.700.000 stranieri e 2.300.000 naturalizzati da recente o remota data. Sono cinque milioni di non francesi. Degli 850.000 italiani che formavano la massa più imponente degli stranieri, io ne faccio rim­patriare 500 al giorno e spero di arrivare ad un totale di almeno 500.000 in un anno. Io calcolo che le Vostre e le mie acquisizioni territoriali, toglieranno alla Francia altri 4 milioni di abitanti. Il Trattato di pace dovrebbe quindi ridurre e ridurrà la Francia a una popolazione di 34-35 milioni di abitanti, con tendenza a diminuire ulteriormente perché ritengo assai improbabile una ripresa demogra­fica del popolo francese. Quanto alle acquisizioni di carattere metro­politano e coloniale avanzate dall'Italia, esse sono come Vi ho detto assai modeste: si limitano al Nizzardo, alla Corsica e alla Tunisia. Non conto la Somalia perché è un classico deserto. Sono cioè le ri­chieste che avrebbero potuto essere discusse anche prima della guer­ra se l'incoscienza di Daladier non avesse risposto coi suoi jamais e che mi furono presentate — quale base di discussione — per il mantenimento della non belligeranza da parte dell'Italia. Liquidate inoltre le questioni di carattere finanziario-economico in dipendenza della guerra, l’Italia non avanza e non avanzerà ulteriori richieste nei confronti della Francia.

Si tratta — ora — di vedere se si può considerare maturo il tempo per questa chiarificazione dei rapporti Asse-Francia. E su que­sto punto essenziale sarò molto lieto di conoscere la Vostra opi­nione.

Posizioni inglesi nel Continente.

Credo che nell'ipotesi di un prolungamento della guerra Voi siate d’accordo con me nel ritenere indispensabile di scardinare le superstiti posizioni inglesi nel Continente europeo. Questo scardinamento è un’altra condizione della vittoria. Esse sono le seguenti: Portogallo, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto, Svizzera. Quanto al Portogallo, il suo atteggiamento è neutralizzato dalla Spagna. Nessuna illusione dobbiamo farci per, quanto riguarda la vera Stimmung jugo­slava verso l’Asse. Essa è irriducibilmente ostile. Vi accludo un rapporto della mia Polizia che dimostra la neutralità e l'attività cri­minale jugoslava nei confronti dell’Italia. È un cattivo vicino ed ha una cattiva coscienza. La Jugoslavia non può vivere così com’è. Serbi e Croati sino oggi più lontani che mai. L’esperimento Macek è completamente fallito. Per il momento io non intendo modificare l’atteggiamento dell'Italia nei confronti della Jugoslavia, atteggia­mento di attenta vigilanza.

Per la Grecia io sono deciso a rompere gli indugi e prestissimo. La Grecia è uno dei capisaldi della strategia marittima inglese nel Mediterraneo. Re inglese, classe politica inglese, popolo immaturo, ma educato all’odio contro l’Italia. La Grecia ha proceduto alla mobilitazione delle sue forze, ha, sin dal maggio, messo a disposi­zione della Gran Bretagna basi aeree e navali, come risulta dai do­cumenti che von Ribbentrop ebbe la cortesia di mandarmi dopo la scoperta di Vitry la Charité; in questi ultimi giorni ufficiali inglesi hanno praticamente preso possesso di tutti i campi della Grecia. Insomma la Grecia è nel Mediterraneo quello che era la Norvegia nel Mare del Nord e non deve sfuggire a un identico destino. Credo che la Turchia, altra pedina del gioco inglese, non si muoverà specie se aumenterete — come certamente farete — le Vostre truppe di oc­cupazione in Romania. Quanto all’Egitto la ripresa delle operazioni è subordinata a un rude lavoro di preparazione logistica, simile a quello che avete dovuto compiere Voi in previsione dello sbarco in Gran Bretagna. Ad ogni modo io spero di poter condurre l'azione simultaneamente e sul fronte greco e su quello egiziano. Conclusa questa seconda fase offensiva, che deve conquistare il caposaldo di Marsa Matruh (230 km. da Alessandria) resterà da affrontare,la bat­taglia decisiva del Delta. È per questa fase che dev’essere esaminato il concorso dei vostri mezzi corazzati. Il gen. Toma che è andato in Cirenaica Vi riferirà.

Sono sicuro che non Vi sorprenderete di vedere anche la Sviz­zera compresa fra le superstiti posizioni continentali della Gran Bre­tagna. Col suo incomprensibile atteggiamento ostile la Svizzera pone da sé il problema della sua esistenza.

Desidero dire ora una parola per quanto riguarda la Spagna. L’assunzione della direzione degli Affari Esteri da parte di Suñer, ci dà la garanzia che le correnti ostili all'Asse sono eliminate o al­meno contenute. Non ritengo invece migliorata la situazione interna economica. Esprimo ancora la convinzione che sia più conveniente per noi la non-belligeranza spagnola che l'intervento. Dobbiamo te­nere l'intervento come una riserva; è una carta che dobbiamo gio­care al momento più opportuno, secondo determinate circostanze, co­me quella di un prolungamento della guerra a tutto il 1941 o ad un intervento aperto degli Stati Uniti. Intanto la Spagna avrà il tempo necessario per prepararsi.

Contrariamente alle mie abitudini Vi ho scritto una lunga let­tera, ma non potevo non prospettarvi il mio pensiero sulle molte questioni che furono oggetto del nostro incontro al Brennero.

Vi prego, Führer, di credere ai sensi della mia cameratesca ami­cizia che le prove comuni e gli eventi rendono sempre più profonda e accogliete i miei più cordiali saluti.

MUSSOLINI