Friday, March 9, 2012

Appunti per la dottrina fascista della razza

(Pubblicato in « Gerarchia », luglio 1942)

di Pasquale Pennisi


1. Razza - Idea - Civiltà

1. La razza è una realtà psico-fisica, la quale definisce l'uomo in quanto essere temporalmente vivente, collegandolo ad una genealogia. Essa è uno dei fattori determinanti l'espressione psicologica e somatica della persona, e, attraverso la insopprimibile relazione tra il mondo psichico ed il mondo spirituale nella persona umana, è capace di determinarne anche l'espressione spirituale.

2. Tale determinazione riguarda il modo di esprimersi delle manifestazioni psichiche e spirituali, non il loro modo di essere. La razza, cioè, influisce sullo stile con il quale la persona esprime le proprie qualità e non sul contenuto sostanziale di esse. Non può quindi addivenirsi ad un determinismo razziale come alla fonte legittima di una totale visione della vita e del mondo.

3. Questa è data dall'idea. È l'idea, non la razza, che determina il modo di essere della persona umana, e cioè il contenuto sostanziale delle sue qualità. L'idea è « forma »; la razza è « materia ». Una razza senza idea non può agire politicamente, cioè storicamente e socialmente; per converso, l'azione di una idea non potrà essere completa e perfetta nella concreta realtà storica se non incarnandosi in una razza atta ad esprimerla.

4. La Civiltà non è, dunque, atto creativo della razza, ma dell'idea, incarnata da quella razza che è la più capace di esprimerla completamente e perfettamente. Al fulcro della Civiltà vi sta sempre, esteriormente, una razza; interiormente, un'idea. È questa il motore determinante della storia; quella lo strumento necessario a questa determinazione.

5. Le razze non sono « pure », ma « storielle ». Questo è dovuto per tutta la umanità alla caduta originale, e per ciascuna razza in particolare alle sue vicende storielle in quanto popolo. Ciononostante esiste per ciascuna razza un grado di purezza in quanto ideale-limite al quale tendere. La purezza razziale non potrà mai essere empiricamente raggiunta nella sua totalità perché ciò presupporrebbe un ritorno allo stato edenico precedente al peccato originale. Il grado di purezza al quale le razze storiche possono tendere come ideale-limite, è costituito: 1) dalla integrità dei loro relativi caratteri psico-spirituali; 2) dalla compiuta capacità di questi di esprimersi attraverso i caratteri bio-fisici della razza.


2. Razza - Storia - Politica

1. Non ogni razza è capace di esprimere ogni idea. Perché la materia possa servire adeguatamente alla forma è necessaria una corrispondenza positiva tra il carattere dell'idea e la natura della razza attraverso la quale essa ricerca la propria espressione, cioè tra il contenuto dell'idea e lo etile espressivo della razza.

2. Le idee, quanto al loro carattere, si dividono nelle due categorie della Tradizione e della Sovversione. La prima è storicamente centripeta, gerarchica, sociale e tende alla trascendenza. La seconda è storicamente centrifuga, egualitaria, individualistica e tende all'immanenza. L'optimum di corrispondenza positiva con le idee della prima categoria è offerto dalla razza italiana; l'optimum di corrispondenza positiva con le idee della seconda categoria è offerto dalla Tazza giudaica.

3. Un popolo è una razza osservata nella dinamica della sua vita storica. Empiricamente ogni idea può ricercare la propria espressione attraverso qualsiasi razza. Allorché tra idea e razza esiste una corrispondenza positiva il popolo tende a raggiungere la propria potenza spirituale e politica. Allorché tra idea e razza esiste una corrispondenza negativa il popolo discende in un periodo di decadenza.

4. La razza di un popolo si riconosce, dunque, attraverso la sua storia. L'analisi storica dei suoi periodi di potenza e di decadenza, in rapporto con le idee in ciascuno incarnate, testimonia della natura del popolo. I mezzi usati per incarnare le idee testimoniano del suo stile, cioè delle qualità della sua razza. Riconoscere da un punto di vista politico la realtà della razza significa procedere ad una tale indagine storica ed attuarne le conseguenze politiche.

5. In questo senso la Politica appare come potenziatrice della razza, in quanto, proponendole una idea positivamente corrispondente alla sua natura, e ordinando secondo questa le manifestazioni del suo stile, può ricondurla verso la sua purezza, cioè potenziarla e, se decaduta, dignificarla e rettificarla.


3. Razza - Gerarchia - Coscienza

1. Come ogni altra espressione naturale della vita umana le razze sono ordinate tra loro in gerarchia. Tale gerarchia non dipende, però, da una classificazione materiale dei caratteri esterni, biologici e somatici, di ciascuna razza, ma da una classificazione spirituale dei suoi caratteri interni, psicologici e spirituali.

2. Ogni razza è se stessa; è, cioè, caratterizzata da un suo proprio stile che ne determina le attitudini specifiche entro la coesistenza armonica dell'umanità. Poiché la gerarchia delle razze è fondata sui loro caratteri interni, la scala gerarchica delle razze corrisponde a quella dei valori alla coi espressione sono eccellentemente dirette le attitudini specifiche di ogni singola.

3. Le razze costituiscono una realtà della vita temporale dell'uomo. Poiché in questa il valore più alto — quello che riduce tatti gli altri in armonica unità — è la Politica, il sommo grado della gerarchia razziale è tenuto da quella razza il cui stile più è capace di esprimere l'idea dell'Impero, che è l'idea eccellente della Politica.

4. Tale gerarchia può essere guardata sub specie aeternitatis nella considerazione del piano provvidenziale immanente nella storia, rivelato dai passati decadimenti: come tale essa rappresenta il termine ad quem della Politica. Ma essa può essere anche guardata sotto la specie della sua attualità contingente, e come tale rappresenta il termine a quo della Politica e ci dà l'indice di vitalità della razza in un dato momento.

5. Questo indice di vitalità della razza è misurato dalla corrispondenza attuale della razza al proprio posto provvidenziale nella gerarchia delle razze; cioè dal grado di adesione attuale di una razza alla propria vocazione storicamente rivelata. La vitalità della razza è effetto della coscienza che essa ha di se medesima.

6. È compito della Politica curare ed elevare il grado di vitalità della razza, cioè mantenere o riportare il popolo al suo posto proprio nella gerarchia interazziale. La Politica assolve questo compito mantenendo e potenziando la coscienza che la razza ha di se medesima.


4. Italicità - Romanità - Rivoluzione

1. Esiste una razza italiana: essa è quella che, discendendo da un originario etnos ario-mediterraneo, ha suscitata la Civiltà romana. I caratteri interni (stile psichico e spirituale) che definiscono la razza italiana corrispondono come al loro contenuto sostanziale naturale alle « virtù » proprie della Romanità classica, e ne costituiscono l'espressione formale.

2. La Civiltà romano-classica, ha toccato il proprio apogeo nell'epoca storica augustea — alla quale corrisponde l'individuazione storica della Nazione italiana — esprimendo l'idea dell'Impero. Sul piano provvidenziale della storia tale Civiltà ha preparato l'avvento del Cristianesimo con il quale ha confluito. Da allora Tradizione, Civiltà e Romanità sono termini unici e sinonimi.

3. La Tradizione ha perduto il proprio potere di iniziativa storica allorché la razza italiana ha cessato di esprimere comunque l'idea dell'Impero. In mano ad altri popoli questa idea non si è espressa se non come pura reazione, ed è stata quindi incapace di agire storicamente, abbandonando l'iniziativa politica alle idee della Sovversione, concretatesi specialmente nella Rivoluzione francese del 1789 e nelle sue conseguenze.

4. Il Fascismo è Tradizione in quanto riprende l'idea di Roma e si oppone irriducibilmente a tutto il mondo sorto dai cosiddetti « immortali principi » del 1789. Esso è Rivoluzione in quanto si oppone egualmente ad ogni interpretazione reazionaria della Tradizione, e costituisce una nuova ed originale incarnazione dell'idea dell'Impero espressa attraverso la razza italiana. Esso si definisce, dunque, come una Rivoluzione tradizionale, italiana per origine, per centro e per moralità. Nel Fascismo la Tradizione rivive originalmente: esso tende, dunque, ad attualizzare la Civiltà in una sua nuova fase storica.


5. Razza - Universalità - Impero

1. La nuova fase della Civiltà non può essere determinata che dall'idea dell'Impero attraverso l'azione politica e storica della razza italiana. Sta in ciò la necessità, per il Fascismo, di riconoscere e di potenziare la razza italiana. La razza italiana si pone con ciò come seme dell'Impero, fecondato dalla sua coscienza; e, in quanto tale, come forza integrante, e non scomponente, della universalità imperiale. Vi è una specie di fatalità storica (vocazione provvidenziale) tra Impero e Italicità; non può aversi una vera attualizzazione della idea dell'Impero se non attraverso la vitalità e attività della razza italiana e non può darsi un periodo storico di completa vitalità della razza italiana senza che essa tenda ad attualizzare l’idea dell’Impero. Questo rapporto esprime compiutamente la realtà sintesi a Romanità.

2. Universalità è opposto di Internazionalismo; questo è sempre centrifugo (Sovversione); quella sempre centripeta (Tradizione) ed ha quindi bisogno di un centro. Questo centro non può essere che una idea (forma) la quale allorché si tratti di universalità politica, si incarni in una razza (materia) e si esprima attraverso l’azione storica di essa.

3. La razza italiana, richiamata dal Fascismo alla sua coscienza, si pone come la razza imperiale. Ciò significa che essa si pone come la prima delle razze dell’Impero: quella che storicamente e politicamente ne incarna e ne esprime l’idea, e che riconosce la propria vocazione nel dare il senso all’universalità imperiale, ordinando gerarchicamente ed armonicamente intorno a sé le altre razze chiamate a parteciparne.


6. Razzismo - Asse - Ordine

1. Il Razzismo è, dunque, non il determinante della visione fascista della vita e del mondo, ma un suo elemento o, meglio, un suo mezzo di attualizzazione. Esso si distingue in razzismo politico e razzismo scientifico. Il primo è diretto a stabilire tra la realtà di una razza e l'idea che attraverso di essa si esprime, a suscitare e potenziare la coscienza della razza, a sistemare e chiarire le relazioni spirituali e dottrinali tra questa coscienza e gli altri strumenti ed elementi della visone della vita e del mondo. Il secondo è diretto a studiare le varie razze nella loro realtà psico fisica, ed ha una funzione strumentale rispetto al primo.

2. Il razzismo politico ha una funzione preminente negli sviluppi spirituali e storici della politica dell'Asse attraverso la quale si attua il risorgere dell'idea imperiale. Mentre l'Asse risuscita a vita storica il mito-realtà di quella comunità romano-germanica attraverso la quale si sono realizzate le più recenti incarnazioni vitali dell'idea imperiale, il razzismo politico avvicina i due poli dell'Asse alla realizzazione di questa sintesi.

3. Il razzismo politico riconduce la razza italiana a quella coscienza di se medesima, che si era attenuata nel precedente periodo storico sovversivo sotto l'impulso dell'idea internazionalistica; la rende, cioè, capace di attualizzare ancora una volta l'idea dell'Impero ponendosi come suo centro. D'altro canto il razzismo politico, riconducendo il Germanesimo ai miti delle sue prime origini preromane (la trinità di Sigfrido, Wagner e Goethe, sostituita, in quanto motivo ispiratore, a quella di Lutero, Kant e Hegel) tende a staccarlo dalla Sovversione antiromana protestantico-liberale ponendo le premesse storielle di una sua nuova romanizzazione spirituale.

4. Romanizzazione significa filtrazione di quelle fondamentali virtù morali che sono per la razza italiana il contenuto sostanziale naturale dei suoi caratteri formali nell'intimo di altre razze acciocché divengano caratteri spirituali acquisiti di queste. La romanizzazione è l'anima dell'Impero nella sua compiuta e perfetta attuazione.

5. Il razzismo politico deve essere strumento di Imperialità attuandosi presso tutti i popoli dell'Ordine Nuovo e così mirando a preservare l'originalità e quindi la vitalità, etnica e culturale di ciascuno di essi pur entro la loro coordinata e gerarchica comunità politica ed economica. Soltanto un razzismo politico ben compreso può preservare la Universalità (Tradizione) dal degenerare in Internazionalismo (Sovversione), conciliando in una sintesi superiore (Impero) le verità contenute nei due principi politici della nazionalità e degli spazi vitali.

6. Nella gradualità applicativa e politica e nella contemporaneità universale dell'Ordine Nuovo, il nostro razzismo politico, mentre afferma per l'Occidente la natura imperiale della razza italiana e la sua vocazione provvidenziale all'attualizzazione dell'idea dell'Impero attraverso la resurrezione assiale della comunità romano germanica, afferma per l'Oriente la natura imperiale della razza nipponica, alla quale riconosce caratteri interni analoghi a quelli propri della Romanità.